Travel Ban e Stati Uniti: quarantena in Croazia

Come molti emigrati all’estero, durante l’estate cerco di passare del tempo con la mia famiglia. Sfruttando il fatto che non lavoro e che la scuola in America prevede due mesi abbondanti di pausa estiva, cerchiamo di stare in Italia il più possibile. Lo scorso anno, per motivi di salute pubblica assolutamente condivisibili, siamo restati in Florida. Quest’estate, nonostante il Travel ban siamo partite. Consapevoli di dover trascorrere quindici giorni in un posto diciamo Covid-free fuori l’area Schengen, abbiamo scelto di fare la quarantena in Croazia.


Piccola parentesi informativa
Per chi non avesse voglia di leggersi il proclama, praticamente gli Stati Uniti hanno vietato l’ingresso in USA a chi è stato meno di 15 giorni prima in Europa, UK, India Cina o Iran. Questo limite non si estende a Cittadini Americani e alcuni loro parenti, possessori di Green Card e ad alcuni visti, come quelli per poter studiare in America o quelli per coniugi e promessi sposi. Grossomodo possiamo dire che i più colpiti sono i lavoratori “con visto lavorativo” che non viaggiano “per diletto” e le loro famiglie.
Noi siamo tra questi.

Dopo aver passato quasi due mesi coccolate da parenti e amici, ci siamo ricongiunti con mio marito (che era in Europa già da Maggio) e siamo partiti alla volta della Croazia.

Se anche voi siete tra quelli che vogliono trascorrere la “quarantena in Croazia” vi racconto un po’ il nostro viaggio, partendo in aereo da Bergamo.

Quarantena in Croazia: documenti e permessi per entrare negli Stati Uniti

A seconda degli aeroporti scelti, le tratte partono da 15 euro a testa (Bologna-Zara, per esempio). Bagagli compresi, non superate i 100 euro, che non è male. Noi abbiamo scelto in base alla data che ci veniva più comoda, per cui siamo arrivati a Zagabria già alle 8 di mattina. Appena sbarcati ci siamo fatti timbrare il passaporto con la data di ingresso (che deve essere ALMENO antecedente 15 giorni da quella di ripartenza). All’aeroporto abbiamo noleggiato una macchina con cui ci siamo spostati nel nostri itinerario:

Anticipo gia’ che la semplice vacanza in posto neutro non e’ affatto garanzia di ingresso negli Stati Uniti! Noi abbiamo vissuto una disavventura che ci ha portate a temere che non saremmo riuscite a rientrare. Ne parlero’ estesamente piu’ avanti, intanto vi racconto il nostro viaggio.

Zagabria, 2 notti

Zagabria e’ una bellissima città. Molto austroungarica, piena di vita, bar locali e ristoranti. Siamo rimasti nel centro storico, diviso in città alta e città bassa, alloggiando un un B&B in zona centrale. A Zagabria abbiamo trovato tutto quello che ci manca in America. Locali sempre pieni, dal caffè mattutino all’aperitivo prima di cena, al cocktail serale, boutique di lusso con brand italiani e europei, ristoranti, bakery e bistrò ricchi di vita. A Zagabria la macchina non serve. Col senno di poi, avremmo potuto noleggiarla alla partenza dalla città, visto che, comunque, l’abbiamo lasciata in garage a pagamento per 2 notti. Si può girare facilmente a piedi tra città alta e città bassa. ammirando l’architettura dei palazzi mitteleuropei affiancata a quella di chiara origine socialista, le chiese, lo splendido teatro e i parchi che circondano a ferro di cavallo il centro storico.

La cattedrale

La città offre un contributo continuo a Nikola Tesla, il grande inventore nato in Croazia, intitolandogli strade, monumenti e un interessante museo dedicato alla tecnica e all’ingegneria (rimane a 20 minuti di camminata dal centro ma vale la pena la visita-volendo, si può anche arrivarci in tram in 5 minuti).

Tra i piatti tipici della zona non potevamo farci mancare un piatto di struckli, ravioloni ripieni di formaggio e gratinati con panna acida, serviti in una pirofila appena uscita dal forno. Più un atto di fede, che una cena, soprattutto quando fuori ci sono 28°C.

Parchi di Plitvice, 3 notti

La mattina siamo partiti per Vhrovine, uno dei paesi attorno all’ingresso del parco di Plitvice. Non è esattamente uno dei più comodi, perché gli ingressi del parco distano circa 30 minuti, ma, avendo prenotato relativamente tardi, non avevamo molta scelta. Anche qui abbiamo alloggiato in una Guest House. Complice la distanza dal parco, i prezzi erano veramente bassi, la camera spaziosa e pulita, la colazione gradevole e il personale gentilissimo. Abbiamo approfittato del fatto di non essere nel pieno dell’area turistica per andare mangiare nei posti “dei locali”, dove con meno di 20 euro in 3 abbiamo mangiato grigliata, zuppa e contorni, sempre accompagnati da ajvar, una salsa di peperoni grigliati molto aromatica. ci siamo anche fatti preparare la Teletina Peke, uno stufato di vitello cotto in un Dutch oven sotto la brace.

La mattina bisogna cercare di essere all’ingresso del parco piuttosto presto, perché in tarda mattinata arrivano i pulman da Zara e Spalato e riversano sui sentieri tra le cascate, centinaia di turisti. La passeggiata tra cascate e laghi è agevole anche con una bambina di 9 anni, non esattamente amante delle camminate. Si può fare il biglietto cumulativo di due giorni che vi farà scegliere ingresso, data e ora. Questo vale solo per il primo accesso. Il secondo accesso può essere fatto da qualsiasi dei due ingressi e all’ora preferita. Il primo giorno, siamo partiti dal primo ingresso e abbiamo fatto il percorso di 4/5 ore, che comprendeva una tratta con il battello e la risalita al parcheggio con il bus.

Il secondo giorno, invece, siamo partiti dall’ingresso 2 e abbiamo fatto una parte del percorso inverso, finendo alla stazione P1 dove abbiamo noleggiato una barca a remi e fatto un giro del lago “dall’interno”. Il parco è davvero ben attrezzato, con ristori (a prezzi davvero accessibili, un hamburger cucinato espresso 6 euro) e bagni alle varie stazioni, più barca, bus e trenino per facilitare il percorso. Il parco è fruibile tranquilla mente anche con bambini (magari avendo l’accortezza di fare il percorso da due ore e non quello da 6, ma non è assolutamente comodo con il passeggino. Passerelle di legno, scalini, tratti sterrati hanno messo a dura prova i turisti che facevano la passeggiata con noi. Tuttavia, pur essendo pieno agosto, il clima è comunque fresco e resta ombreggiato, per cui davvero si tratta di una passeggiata piacevole e non massacrante.

Le cascate di Plitvice

La terza tappa del nostro viaggio-quarantena in Croazia, prima di ripartire per gli Stati Uniti, e’ stata Zara.

Zara, 2 notti

Dopo 3 notti a Vhrovine e due giorni spesi all’interno del parco, siamo partiti alla volta di Zara. Lungo il percorso ci siamo fermati a visitare la casa di Nikola Tesla, a Smiljan, un centro commemorativo in cui vengono proiettati filmati della sua vita, ricostruito il percorso scientifico e ricreato l’esperimento delle Niagara Falls. Il centro è stato ricostruito dopo che era stato incendiato nel 1992, durante la guerra. Se decidete di farvi visita, prenotate per tempo l’esperienza laboratoriale, perchè vi possono accedere solo 2 bambini alla volta.

Come dicevo all’inizio, Zara quest’estate era raggiungibile con biglietti a partire da 15 euro. E questo la dice tutta sulla quantità di giovani e confusione che vi abbiamo trovato. La città in sé è carina, l’installazione dell’organo marino e del saluto al sole, stupende, ma il traffico per entrare in città, il delirio di giovani dopo le 21.30 e la forte connotazione di (basso) turismo, la rendono poco entusiasmante. Nella pizza principale ci sono i resti di un forno romano, tra cui i bambini giocano a pallone e i turisti si siedono e bivaccano.

La nostra guest house questa volta era a Bibinje, un paesino appena fuori dalla città e questo ci ha permesso di passare una bella giornata al mare (scordatevi le spiagge, qui si parla di lastroni di pietra e sassolini) all’ombra di una piccola pineta. In serata, poi, abbiamo raggiunto Zara e abbiamo mangiato in città, riuscendo a fare 2 centri su due: locali carini, personale gentilissimo e ottimo cibo. In una città così turistica non era davvero facile. Essendo in Dalmazia, ci siamo buttati sul pesce ed Eleonora ha preso il miglior risotto al nero di seppia di tutta la vacanza.

La piazza dei 5 pozzi

Trogir, 4 notti

Siamo arrivati a Trogir in piena mattinata (e in pieno traffico cittadino): Trogir è un paesino delizioso, ma è costruito su una specie di isolotto collegatto da due lembi di terra alla terraferma e a un’isola più esterna. Le auto possono solo attraversarlo e abbiamo davvero ringraziato che la nostra guest house fosse subito dopo le mura e prevedesse un parcheggio!

Trogir e’ un’ottima base per visitare Sibenik, il parco di Krka, le isole antistanti e Spalato. Sibenik è davvero carina e la visita alla fortezza merita la salita. Tra Sibenik e Trogir c’è il Sokolarski Centar, l’unico centro di recupero rapaci della Croazia. La visita (ogni ora) si svolge in lingua inglese e croata e i falconieri tramettono tutto il loro rispetto per gufi e falchi. Vi consiglio di farci tappa, perchè non capita tutti i giorni di dar da mangiare a un gufo reale.

Sempre andando verso nord, si può andare a visitare il parco di KrKa. Anche qui, cascate e laghetti nella natura, ma una gestione davvero differente da Plitvice. Intanto, fino a prima del covid era possibile fare il bagno nei laghi, quindi il clima era più quello da gita al mare che quello di visita naturalistica. Turisti con Crocs e flip flop sui sentieri, borsoni di paglia e cooler toglievano qualsiasi idea di natura dalla passeggiata. Nonostante il biglietto non fosse esattamente economico (circa 20 euro a testa, come Plitvice) i bagni all’interno del parco erano a pagamento -e neppure puliti- e le barche tra i vari laghi disponibili con supplemento. Bancarelle di venditori di noccioline e frutta secca erano situate in mezzo alle pozze e richiamavano vespe e insetti. Ci siamo limitati a vedere la cascata principale e il vecchio mulino, per poi decidere che il caldo, la folla e la cattiva gestione avevano avuto la meglio e che sarebbe stato meglio rientrare.

Grazie al nostro contatto locale, abbiamo anche potuto fare un tour in barca delle isole, facendo il bagno nelle acque cristalline e girando ben al largo dalle numerose barche turistiche che affollano le calette più famose.

L’offerta ristorativa di Trogir è sconfinata. Anche qui, bisogna districarsi tra i posti turistici, ma, grazie a qualche consiglio locale, da Don Dino abbiamo avuto una delle cene migliori della vacanza, a base di carpaccio, tartare e tataki di tonno. Il pesce la fa da padrone e finalmente abbiamo potuto assaggiare il Brudet, una zuppa di pesce e crostacei con dentro delle tagliatelle fresche, servito direttamente nel pentolone. A colazione, invece, la panetteria locale offriva le Krempita, ovvero sfoglie ripiene di bavarese alla crema e panna, talmente buone da essere ancora nei miei ricordi dopo un tour della Yugoslavia fatto quando avevo 10 anni

La colazione del falco

Cvtat (Dubrovnik), 4 notti

Per la tappa più lunga del nostro viaggio, ho dovuto guidare io. A causa di una debacle di salute del marito, abbiamo saltato la visita di Spalato e siamo andati diretti a Cvatat, un paesino a sud di Dubrovnik, ultima tappa del nostro viaggio: i 250 km del percorso, in realtà sono davvero lunghi, perché è prevista l’autostrada solo per 100km, mentre il resto è strada di montagna sul mare, fino alla frontiera con la Serbia prima e nuovamente quella croata poi, per entrare nel territorio di Dubrovnik. I Croati stanno costruendo un ponte che permetta loro di evitare questo pezzo, passando su un’isola antistante attraverso cui riscendere direttamente su Dubrovnik, ma al momento è in lavorazione, con conseguente rallentamento del traffico anche per questo.

Lungo la strada ci sono innumerevoli bancarelle che vendono frutta e verdure fresche e vigneti che offrono visite e degustazioni. Data la nostra precaria situazione, abbiamo tirato dritto e siamo arrivati alla nostra Guest House, situata appena fuori dal lungomare di Cvatat.

Cvatat è una cittadina deliziosa, con un molo rustico per le barche e i pescherecci, un molo elegante per yacht di lusso e ristoranti sull’acqua, e un’area balneabile con lettini (gratuiti) e ristori. Da qui partono le barche che fanno servizio navetta per Dubrovnik e le crociere per le isole Elanti. C’è anche un bus per Dubrovnik e i taxi hanno tariffe fisse (che si dimezzano usando Uber, pur restando gli stessi mezzi). Considerando che i parcheggi di Dubrovnik costano tantissimo (da 5 euro l’ora in su), vale la pena di lasciare la macchina qui e arrivare in città con altri mezzi.

Dubrovnik vecchia è una città meravigliosa, completamente alla mercè dei turisti. Poichè buona parte del Trono di Spade è stato girato qui, ci sono negozi di souvenir, tour guidati, merchandising ovunque. Dicono sia la città più cara della Croazia e che trovare un ristorante decente sia qausi impossibile. Noi, in compenso, ci abbiamo trovato uno dei gelati più buoni degli ultimi anni, da Gianni, sotto le mura. Il sorbetto era freschissimo, con tutto il sapore della frutta e il gelato aveva gusti particolari e azzeccati. Così buono da meritare una seconda visita alla città, il giorno seguente.

La città offre una card con cui si possono visitare tutti i luoghi turistici, al prezzo della sola visita alle mura. Assolutamente da valutare, perché permette, tra le varie cose l’accesso al museo di storia naturale, al palazzo del Rettore, al museo etnografico e alla farmacia del monastero. Più offre il trasporto urbano e una corsa extraurbana (ad esempio per visitare Cvtat).

Da Cvatat abbiamo fatto la crociera delle Isole Elanti. Purtroppo il mare non era stupendo e il tour ha subito una modifica, tagliando fuori quella che doveva essere l’isola più bella. Tuttavia è stata una giornata carina, ci hanno portato su due spiagge a fare il bagno, offerto il pranzo (sgombro alla brace e insalata di cavolo) e da bere e abbiamo conosciuto Weronika e suo padre, una coppia polacca che ci ha fatto compagnia tutto il giorno (e per fortuna anche il seguente, ahimè).

I ristoranti di Cvtat sono stati una piacevole scoperta. Abbiamo trovato uno che aveva un proprio peschereccio e ci abbiamo cenato ben due volte, da Konoba Kolona. Meno fancy dei posti sul lungomare, ma pesce freschissimo e personale davvero gentile.

I famosi tetti di Dubrovnik

Il viaggio è stato bellissimo e fino all’ultimo ho pensato che davvero è valsa la pena di aver speso 15 giorni in giro, senza l’ansia di avere il tempo contato. Purtroppo, il vero intoppo lo abbiamo avuto alla fine: viaggiare al tempo del Covid e del travel ban non è mai scontato, neppure quando si fanno le cose assolutamente in modo corretto e rispettoso delle leggi. Il nostro rocambolesco viaggio di rientro, però, merita un racconto a parte perché è di stampo completamente differente dal bellissimo tour che abbiamo fatto.

Questo mese non vi metto nessuna ricetta, perché non ho ancora avuto occasione di provarne una. Di sicuro, appena le temperature lo permetteranno, farò gli strukli e la krempita con le ricette che ho linkato nel racconto e mi sembrano le più simili al prodotto che ho mangiato.

Vi aspetto ad ottobre con il racconto del nostro sudatissimo rientro negli Stati Uniti!

Elena, Florida


Una risposta a "Travel Ban e Stati Uniti: quarantena in Croazia"

  1. Ciao, bellissimo racconto! Visto che sono interessato a fare lo stesso”percorso” sono particolarmente interessato alla fase 2….il travagliato rientro in USA. Attendo con ansia perché devo organizzarmi a breve. Ciao!!

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