Womxn, womyn and wimmin: quello che le donne non dicevano

Che anche nel liceo statale dove insegno fosse in atto come in molte altre high school americane una forma di protesta per l’inclusione dei generi sessuali, l’ho cominciato a percepire quattro anni fa a margine di un incontro della Latin honor society. Avevo detto che Kenzie, una mia alunna un po’ sbarazzina, mi ricordava vagamente Samantha, la protagonista della sitcom televisiva americana Bewitched, in italiano ‘Vita da Strega’. Per onestà dei fatti devo aggiungere che due terzi dei miei ragazzi non conoscevano affatto la serie televisiva, se non per sentito dire, roba che guardavano i loro nonni, o erano i bisnonni? Ad ogni modo, dopo aver sbirciato su YouTube, alcune ragazze mi avevano fatto presente che non c’era niente da ridere in una serie televisiva nella quale il marito torna a casa dal lavoro e si fa servire un Martini dalla moglie.

Apriti cielo…

Da quel momento, anch’io ho cominciato ad aprire gli occhi e a rileggere alcuni capisaldi della mia infanzia con occhi ‘moderatamente americani’. Piccoli dettagli che in passato mi avrebbero lasciato indifferente, adesso mi fanno riflettere a dimostrare ancora una volta che una delle più grandi forze degli alunni è che se sai ascoltarli beh ti fregano sempre.

Dall’ideologia teorica l’idea è tracimata velocemente nel linguaggio di tutti i giorni e diverse parole inglesi sono state cancellate dal vocabolario dei miei studenti. Tra le altre woman, donna, perché contiene la parola uomo… meglio dire womxn o womyn o wimmin. Mankind, razza umana, per lo stesso motivo è stata sostituita da humankind, stessa triste fine hanno fatto altre parole quali fatherland o mother tongue.

Alla mia iniziale repulsione che sfociava nella disubbidienza civile o resistenza passiva, ho imparato a reagire con una nuova mentalità ricordandomi con pazienza che tutte le rivoluzioni sono sempre cominciate dagli eccessi. Ecco, questi eccessi che ci appaiono come forzature, mirano forse a destabilizzare un ordine che è stato prepotentemente e forzosamente costruito con modelli di società univoci.

Anche per questo motivo, sempre più spesso nelle mail ufficiali, le persone aggiungono alla firma in calce la dicitura: Pronouns: she, her, hers oppure he, him, his come un monito a non dare per scontato che se una persona si chiama Amanda, voglia per forza essere identificata come donna.

Michele Di Mauro

Pronouns: he, him, his

Qui la mia storia su questo tema: Womxn, questione di vocali

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