Scuola e sport in USA

Ho insegnato in Italia per quasi quindici anni in diversi licei della provincia. Nella mia carriera scolastica italiana ho imparato quasi subito che sport e scuola non si conciliavano bene. A cavallo tra l’ultimo anno delle medie e il primo anno delle superiori, gli alunni e i genitori degli sportivi venivano puntualmente messi con le spalle al muro davanti ad un bivio che avrebbe per sempre condizionato la loro vita: o studi, o pratichi sport a livello agonistico.

Il risultato è che solo lo 0,8% dei calciatori professionisti ha conseguito una laurea, il resto sopravvive a interviste che in qualche caso si trasformano in spassose pièce da sit-com.

‘Abbiamo andati a Cagliari’
‘Veramente siamo andati’
‘Ah perché? C’eri pure tu?’

E così la consecutio temporum diventa una chimera e il congiuntivo esortativo un condizionale di circostanza…

Quando mi sono trasferito negli Stati Uniti, sono rimasto sorpreso e a tratti ammirato dal rispetto che le istituzioni scolastiche a qualsiasi livello e grado riservano a chi pratica sport. Avrei dovuto capirlo guardando le vicissitudini di Forrest Gump, che nonostante le sue imperfezioni ottiene una laurea nello stato dell’Alabama grazie ai meriti sportivi, quegli stessi meriti che anni dopo lo porteranno a incontrare il presidente degli Stati Uniti a seguito di una strabiliante carriera sportiva come giocatore di ping pong.

La verità è che le scuole americane investono massicciamente nello sport, e non lo fanno solo per rispettare i dettami decoubertiani e olimpici del mens sana in corpore sano, la realtà è che una scuola che può annoverare atleti vincenti, coppe e trofei, attira studenti e aumenta l’indotto. Lo sport agonistico inizia tra i banchi del liceo, entrare nella squadra di basket o di calcio di un liceo richiede preparazione e spirito di sacrificio, se poi negli anni del liceo le cose dovessero andare bene, questi sportivi possono aspirare a borse di studio universitarie che possono ridurre pesantemente rette che in qualche caso raggiungono cifre a quattro zeri.

Negli Stati Uniti il cinquanta percento degli atleti professionisti ha conseguito una laurea breve.

Dietro a questi numeri si nasconde un concetto fondamentale: se per un infortunio o un cambiamento di programma un atleta italiano dovesse appendere le scarpe al chiodo, si ritroverebbe con niente in mano, negli USA invece gli atleti hanno comunque un titolo universitario in mano.

La pandemia ha compromesso notevolmente l’accesso a borse di studio per atleti e molti ragazzi che frequentano l’ultimo anno di liceo e che aspirano ad essere ammessi in un college con una borsa per meriti sportivi, ad oggi si ritrovano fuori da tutto, senza un futuro sportivo né accademico.

Di questo parlo nella storia del mio blog: Le cose sono difficili perche’ non osiamo.

Michele, Ex Cathedra 2.0


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