Gli Amish, un tuffo nel passato

A circa un ora di auto dalla città di Philadelphia, in Pennsylvania, si trova la contea di Lancaster, dove poter visitare una delle tante ricostruzioni di villaggi Amish, un popolo affascinante che conduce uno stile di vita lontanissimo dal nostro e che sembra essersi fermato al 1700.

Gli Amish e’ possibile trovarli in 22 stati americani ed in Canada, in totale pare siano circa 200.000, anche se è difficile stimare il numero esatto poichè vengono registrati solo dopo il battesimo, che avviene tra i 16 ai 25 anni di età. Circa 16-18mila Amish vivono proprio in Pennsylvania e la loro lingua, oltre naturalmente la lingua inglese, è un dialetto non scritto, chiamato Pennsylvania Dutch, che deriva dal tedesco.

Si tratta di una comunità religiosa di origine protestante, nata in Svizzera nel lontano Cinquecento e stabilitasi a partire dal Settecento negli Usa. Vivono in aree rurali, come contadini ed artigiani, lontani dalla società moderna ed in armonia con la natura e con i doni di Dio, rifiutando qualsiasi progresso in favore di una vita semplice.

ORDNUNG (L’ORDINE) degli Amish

Esistono una serie di regole maturate e consolidate nei secoli, che discendono da concetti e passi della Bibbia, a cui tutti gli Amish fanno riferimento, come ad esempio niente tecnologia, nè acqua corrente, nè elettricità. Non esistono automobili. Per i loro spostamenti vengono utilizzate solo carrozze trainate da cavalli che allevano loro stessi. Per salvaguardare la propria integrità religiosa, gli Amish si tengono lontani dalla vita pubblica, dal governo e dalle sue regole: non votano, non prestano servizio militare, ma pagano le tasse.

Tutta la comunità ha un unico dress code non scritto, basato sulla semplicità (colori basici e tessuti durevoli), che ha la finalità di limitare invidia e vanità e rappresentare il loro stile di vita.

Gli uomini indossano pantaloni dal taglio dritto, senza tasche e solo con bretelle, giacche classiche e camicie senza colletti e un cappello; devono essere sempre rasati fino al matrimonio, dopodiché è richiesto che la barba venga fatta crescere (e non verrà mai tagliata per tutta la durata del matrimonio, quindi per tutta la vita non essendo ovviamente ammesso il divorzio!), ma i baffi sono assolutamente proibiti, perché ricordano gli oppressori militari che li hanno costretti a fuggire nel 500.

Le donne invece indossano vestiti monocromatici a manica lunga, che le coprono dal collo ai piedi e un gigantesco grembiule. I gioielli non sono permessi, perchè non svolgono un ruolo utile, ma sono solo simbolo di vanità ed i bottoni sono inspiegabilmente concessi solo alle donne nubili. Devono avere i capelli raccolti in trecce, e a partire dai 4 anni di età e per tutta la vita, appena sveglie al mattino fino al momento di coricarsi la sera, devono coprire il capo con un cappello da preghiera, una specie di cuffietta bianca, che rappresenta la loro sottomissione a Dio.

In linea con la loro filosofia di utilità e comunità, non esiste un edificio comune come la chiesa (sarebbe uno spreco utilizzarlo solo una volta a settimana), ma il servizio domenicale viene svolto, a rotazione, a casa di ogni membro della comunità e consiste solitamente in un sermone da parte di uno degli anziani della chiesa, una lettura di scritture e preghiere silenziose. I canti sono banditi.

RUMSPRINGA (letteralmente SALTARE IN GIRO)

L’educazione dei bambini è gestita dalla scuola, che termina all’età di 13 anni, dalla famiglia e dalla comunità: il parente più anziano insegnerà, al termine del percorso scolastico, il lavoro manuale nel caso dei maschi e del cucito e del controllo della casa, per le femmine.

Intorno ai 16 anni per i ragazzi inizia il periodo di “Rumspringa”, che nel loro dialetto vuol dire letteralmente “saltare in giro”: in questo lasso di tempo sono liberi di vedere e vivere nel “mondo esterno” e al termine del periodo possono decidere se restarci – ma in questo caso vengono scomunicati e non potranno mai più mettere piede nella comunità, il cosiddetto “shunning” – oppure tornare a casa e ricevere, consapevolmente, il battesimo per entrare a far parte una volta per tutte della comunità Amish. Ci credereste che su 100 ragazzi, almeno 80 – 90 decidono di tornare a casa?

Dopo il battesimo, si inzia a pensare al matrimonio, che avviene molto presto, all’età di 20 anni circa, e che viene di solito programmato in autunno, dopo la stagione del raccolto, e successivamente a formare una famiglia; la media nelle coppie Amish è di sette (SETTE!!) figli… sarà dovuto alla mancanza della televisione?

Scherzi a parte, essendo la comunità Amish estremamente chiusa, i matrimoni avvengono spesso tra persone imparentate tra loro e questo porta spesso malattie genetiche. Ma cosa succede quando un membro della comunità si ammala?

La vita degli Amish

Non esistono strutture mediche. Gli Amish si curano da soli con rimedi casalinghi di antiche origini, tramandati da generazioni. I medicinali non sono proibiti, così come non lo è andare in ospedale, ma questa opzione viene utilizzata solo come ultima spiaggia. Non è raro tuttavia che vengano rifiutati dalle strutture ospedaliere perché sprovvisti di assicurazione medica e di un documento di identità valido (vietato per loro farsi fotografare, sempre!). La mancata tempestività e l’inesistente memoria della loro storia medica porta ad un altissima mortalità; anche malattie semplici possono purtroppo diventare pericolose.

Insomma davvero un mondo che sembra lontano anni luce dalla nostra società evoluta e multimediale! Ed è forse proprio questo mix di stili di vita cosi differenti tra loro che attira ogni giorno turisti da tutto il mondo. Anche se non è possibile visitare la loro vera comunità, ma solo delle ricostruzioni, girando per le strade capita continuamente di imbattersi negli Amish, nelle loro attività commerciali e soprattutto nei carretti che guidano per le strade asfaltate, noncuranti del traffico. Una fusione tra moderno e antico che incuriosisce, come questo stravagante e affascinante popolo.

Debora, Philadelphia

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