L’incubo di ogni expat: perdere un genitore

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La notizia ti arriva per telefono e ti gela il sangue, perché sai che non puoi correre o salire su un’auto, per precipitarti lì. Devi andare su internet, cercare un volo, trovarlo il prima possibile, salire su un aereo, cambiare aeroporto. Il tutto, piangendo, perché alla fine quello che vedrai non è una mano da stringere, ma una bara da chiudere. Perdere un papà o una mamma è un incubo per tutti. Ma per noi che abbiamo fatto la scelta di vivere all’estero, noi che abbiamo scelto di lasciarli, i genitori, ai loro problemi e alle loro difficoltà, è ancora più doloroso e traumatico.

Io ho perso mio papà (anzi, il mio babbo), proprio quando avevo deciso di tornare a casa per stare con lui, che si era ammalato, e per trascorrere il mio tempo insieme a lui e alla mia famiglia. Mi vedevo quasi come quella che arriva a salvare la situazione. Ora torna l’Anto, vedrai che va tutto bene.

Oltre al dolore per la perdita, oltre a continuare ad ascoltare il pianto della bambina dentro di me che è rimasta senza il suo papà, il senso di colpa ora la fa da padrone. Quegli anni passati fuori casa, a inseguire folli sogni, mentre la mia famiglia continuava in Italia un’esistenza di solitudine, mi hanno travolta con crudeltà. Quella sensazione di trovarmi nel posto sbagliato, mentre avrei dovuto essere accanto a loro, è diventata concreta. Non è una sensazione, è realtà. Il mio egoismo mi ha portata lontana da chi mi aveva cresciuta, da chi si era preso cura con amore anche di mio figlio, suo nipote.

Ma forse non è così. Io perdo un papà dolce e buono, oggi, l’unica persona che mi proteggeva davvero. Resto sola, per certi aspetti, e la bambina dentro di me piangerà ancora a lungo. Ma per quanto riguarda i sensi di colpa e quella morsa che cerca di farsi largo dentro il mio stomaco per indurmi a pensare che sono stata egoista negli ultimi anni, perché anziché stare accanto a lui ho fatto scelte diverse, io voglio fermarmi un attimo, e darmi qualche risposta. Perché vivere lontani dai genitori che invecchiano forse non è un atto egoistico. E’ solo una scelta di vita, come tante altre. E in queste notti insonni ci penso e ci ripenso. Forse non dovrei andarci giù troppo dura con me stessa, perché anche il mio papà stesso non ci andava giù duro per niente, con la sua bimba. E lui era il primo ad essere orgoglioso e molto felice di questa scelta che mi aveva portata a seguire la felicità lontano da lui. Resta il fatto che in questo incubo oggi ci sono immersa fino al collo, e il minimo che possa fare è buttare giù su queste pagine che amo tutti i dubbi, le certezze, le paure e le speranze di questo grande momento di perdita e di dolore. E lo faccio con voi, che condividete con me la condizione di espatriati, di gente con il cuore diviso, di sognatori, viaggiatori, esploratori. Tenetemi per mano, se potete.

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2 risposte a "L’incubo di ogni expat: perdere un genitore"

  1. Non ci conosciamo, è la prima volta che passo casualmente dal tuo blog, ma ho letto proprio i tuoi due post che mi sono più ‘vicini’ in questo periodo della mia vita. Mi dispiace per la tua perdita… davvero. Posso solo immaginare come tu ti senta. Mio papà si è ammalato la prima volta che io abitavo a 1000 km di distanza, non come Texas ed Italia, ma comunque sempre troppo lontano quando senti che dovresti essere lì con i tuoi genitori quando c’è bisogno, o anche solo per goderteli finché ci sono. La seconda volta in cui la sua malattia è tornata più aggressiva di prima, che poi è l’attuale, mi sono ritrovata vicino ai miei per una serie di casuali motivi personali che mi hanno costretta a ‘rimpatriare’ a casa. L’unica cosa positiva di essere tornata nella mia regione d’origine è il fatto di poter essere vicina ai miei genitori in questo momento così difficile (mio papà non si sa se ce la farà questa volta). Però penso una cosa: se anche fossi lontana, non potrei fare nulla per la sua malattia. Certo essere vicina a lui, sostenere mia madre, è un aiuto fisico ed emotivo non indifferente, ma non c’è niente di peggio che vedere una persona che ami stare male e non poter fare nulla. Il senso di colpa è inevitabile forse nei casi di figli lontani come è successo a noi, ma è anche fisiologico quando si cresce allontanarsi dai genitori e loro lo sanno. A volte siamo costretti ad andare lontano per il bene del nostro futuro ed i genitori sanno che è normale e giusto, perché quel momento arriva purtroppo sempre più spesso e per molte più persone (nel mio caso parlo della migrazione dal Sud Italia). Certo i km fanno la differenza, ma tu stavi tornando da loro, solo la vita non te ne ha dato il tempo. Spero di non essere stata invadente con il mio commento, né di aver dato l’idea di aver espresso un giudizio, perché non è assolutamente mia intenzione. Sono situazioni che ognuno di noi vive in maniera personalissima ed è giusto così. Ti terrei volentieri per mano, se potessi, e credo che questo varrebbe più di mille parole.

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