L’incubo di ogni expat: perdere un genitore

Photo by Aidan Nguyen on Pexels.com

La notizia ti arriva per telefono e ti gela il sangue, perché sai che non puoi correre o salire su un’auto, per precipitarti lì. Devi andare su internet, cercare un volo, trovarlo il prima possibile, salire su un aereo, cambiare aeroporto. Il tutto, piangendo, perché alla fine quello che vedrai non è una mano da stringere, ma una bara da chiudere. Perdere un papà o una mamma è un incubo per tutti. Ma per noi che abbiamo fatto la scelta di vivere all’estero, noi che abbiamo scelto di lasciarli, i genitori, ai loro problemi e alle loro difficoltà, è ancora più doloroso e traumatico.

Io ho perso mio papà (anzi, il mio babbo), proprio quando avevo deciso di tornare a casa per stare con lui, che si era ammalato, e per trascorrere il mio tempo insieme a lui e alla mia famiglia. Mi vedevo quasi come quella che arriva a salvare la situazione. Ora torna l’Anto, vedrai che va tutto bene.

Oltre al dolore per la perdita, oltre a continuare ad ascoltare il pianto della bambina dentro di me che è rimasta senza il suo papà, il senso di colpa ora la fa da padrone. Quegli anni passati fuori casa, a inseguire folli sogni, mentre la mia famiglia continuava in Italia un’esistenza di solitudine, mi hanno travolta con crudeltà. Quella sensazione di trovarmi nel posto sbagliato, mentre avrei dovuto essere accanto a loro, è diventata concreta. Non è una sensazione, è realtà. Il mio egoismo mi ha portata lontana da chi mi aveva cresciuta, da chi si era preso cura con amore anche di mio figlio, suo nipote.

Ma forse non è così. Io perdo un papà dolce e buono, oggi, l’unica persona che mi proteggeva davvero. Resto sola, per certi aspetti, e la bambina dentro di me piangerà ancora a lungo. Ma per quanto riguarda i sensi di colpa e quella morsa che cerca di farsi largo dentro il mio stomaco per indurmi a pensare che sono stata egoista negli ultimi anni, perché anziché stare accanto a lui ho fatto scelte diverse, io voglio fermarmi un attimo, e darmi qualche risposta. Perché vivere lontani dai genitori che invecchiano forse non è un atto egoistico. E’ solo una scelta di vita, come tante altre. E in queste notti insonni ci penso e ci ripenso. Forse non dovrei andarci giù troppo dura con me stessa, perché anche il mio papà stesso non ci andava giù duro per niente, con la sua bimba. E lui era il primo ad essere orgoglioso e molto felice di questa scelta che mi aveva portata a seguire la felicità lontano da lui. Resta il fatto che in questo incubo oggi ci sono immersa fino al collo, e il minimo che possa fare è buttare giù su queste pagine che amo tutti i dubbi, le certezze, le paure e le speranze di questo grande momento di perdita e di dolore. E lo faccio con voi, che condividete con me la condizione di espatriati, di gente con il cuore diviso, di sognatori, viaggiatori, esploratori. Tenetemi per mano, se potete.


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