Cancro: 5 consigli utili per affrontare le cure

Premesso che non auguro a nessuno di trovarsi a vivere quello che sto vivendo io, mi sento comunque di dare qualche consiglio. Alcuni consigli li ho trovati leggendo, altri me li sono creati strada facendo. Ma sono tutti consigli che vengono dal mio cuore e dalla mia personalissima esperienza, altre persone potrebbero non essere d’accordo. E’ tutto molto personale, avere un cancro è un percorso molto personale. Nessuno ha un cancro uguale all’altro, nessuno ha effetti collaterali uguali ad un altro, e nessuno ha il medesimo cocktail di farmaci.

1. Non googlate

Il primo consiglio è quello che ritengo in assoluto il più importante: non affidatevi ai motori di ricerca. Quando ricevete la diagnosi, affidatevi alle parole del vostro medico. Se non vi fidate di lui o lei, chiedete una seconda o terza opinione. Ma non chiedetela a internet. Su internet trovate di tutto e di più, e soprattutto trovate sempre la situazione peggiore. Perché il nostro occhio tende sempre a cadere sulla diagnosi peggiore.

Io volutamente non ho fatto alcuna ricerca su google. Mi fido dell’equipe di medici che ho trovato nel mio ospedale. Voglio fidarmi, perché se comincio a farmi venire anche i dubbi, è la fine. Penso sia un’equipe di tutto rispetto e mi sento a mio agio, libera di parlare. Solo in seguito, quando i medici mi avevano dato sufficienti informazioni per sapere cosa andare a cercare esattamente, allora sono andata a sbirciare. Ma questo è avvenuto dopo tre settimane dalla diagnosi.

2. Prendete appunti

Secondo consiglio, prendete nota di ogni appuntamento e di quello che viene detto. Molti medici permettono anche la registrazione dell’incontro. In quella situazione avete tanta confusione e le parole a volte si confondono, tra l’altro ci sono tanti termini tecnici che prima erano sconosciuti e che diventeranno parte della vostra quotidianità. Ma prima di impararli ci vorrà un po’. Se potete, agli incontri portatevi qualcuno, marito, moglie, figlio (che sia grande e maturo), un amico fidato. Quattro orecchie sono meglio di due confuse.

3. Scrivete

Io ho trovato terapeutico scrivere un diario. Non solo il blog, ma proprio un diario solo mio. Le emozioni di questa situazione sono tante e forti, quasi feroci direi, prenderne nota può essere utile, terapeutico appunto, per fare anche un po’ di chiarezza in quello che si sta vivendo, in quello che ci circonda. Per se stessi ma anche per chiunque un giorno si ritroverà a leggerlo.

4. Ascoltate musica

Per le sedute di chemio io mi sono fatta una playlist su Spotify. L’idea iniziale era quella di leggere, ma ho scoperto subito che i farmaci che mi danno, oltre alla chemio, mi intontiscono parecchio, e leggere, o anche solo stare sveglia, mi risulta impossibile. La musica aiuta. Scegliete musica che vi faccia star bene e che vi riporti alla mente bei ricordi. E acqua, tanta acqua che aiuta a sopportare meglio tutti i farmaci.

5. Chiedete consigli

Non abbiate paura a chiedere consigli, sia alle infermiere e ai medici, sia ad altre persone che ci sono passate o che ci stanno passando. Spesso le persone pensano che i malati di cancro non vogliano parlarne e non osano chiedere consigli. Non è così. Vogliamo parlarne. Parlarne ci aiuta ad esorcizzare il demone. Tra l’altro le persone col cancro tendono a diventare persone particolarmente altruiste che vogliono poter aiutare il prossimo.

Non sentiatevi sole, a meno che non sia un vostro esplicito desiderio.

A chi affidarsi?

Ci sono tantissime associazioni che possono aiutare in questo. Io ne ho trovate diverse ma ho fatto una scelta, e vi spiego come ho ponderato questa scelta. Inizialmente avevo trovato un’associazione geograficamente vicina a me pensando fosse anche più facile organizzare eventualmente un incontro. Quando li ho contattati spiegando la mia situazione, mi hanno assegnato una mentore col mio stesso tipo di diagnosi che mi potesse supportare. Ci siamo parlate al telefono un paio di volte e via sms. Ma sinceramente non so bene di cosa parlare. Poi, non solo per via del Covid, ma anche perché spesso famiglia, malattia (o meglio effetti collaterali), lavoro, non ci permettono di muoverci come vorremmo, questi incontri non si fanno. Poi, confesso, non è che io senta proprio il bisogno di una mentore. Anche questa è una scelta molto personale.

Recentemente ho trovato un’altra organizzazione più mirata al gruppo. Ogni giovedì ci si incontra su Zoom e durante la settimana, in qualsiasi momento, usiamo Whatsapp per comunicare. Chi sta per andare al controllo medico e chiede di incrociare le dita, chi invece ha problemi con la figlia adolescente, o chi chiede informazioni su un certo sintomo, su un farmaco, o su un medico. Le donne di questo gruppo vivono ad ogni angolo degli Stati Uniti e del Canada, e hanno età varie. Questo gruppo si addice di più a me.

Consigli ne avrei sicuramente tanti altri. Magari li tengo per i prossimi post, ma se avete domande, non esitate a chiedere. O anche se avete consigli per me.

Renata resiliente


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