Io non volevo venire in USA

Giovedi 24 gennaio… quasi 9 anni fa. Il giorno che sono atterrata qui per trasferirmi. Ho dovuto andare indietro nel calendario, non so perche’ ho sempre ricordato essere un giovedi’, ma ho da sempre rimosso il giorno specifico.

 In questo post di qualche mese fa, tra il serio ed il faceto, raccontavo di come cambiano le cose dopo che si vive qui da qualche anno. Però non ricordo se ho mai raccontato che mai nella vita avrei pensato o desiderato trasferirmi all’estero, né il pensiero del Texas o degli Stati Uniti mi aveva mai sfiorato prima.

La prima volta che ho messo piede in questo paese è stato durante le vacanze di Natale del 2010, quando già si parlava di trasferirsi (anzi il marito, allora non ancora tale, era già qui da un anno). Sono stata fortunata, perché appena arrivata, anche se solo per una breve vacanza, mi sono sentita subito in qualche modo a casa dentro una giusta dimensione. Questo, una volta fatto il grande salto, mi ha aiutato tantissimo ad ambientarmi. Fortuna vuole che mi piaccia molto anche la lingua, sebbene dopo 9 anni e tantissimi sforzi, il mio accento sia ancora terrificante.

Ma come dicevo c’è stata anche tanta fortuna in questo. Infatti una domanda che ricevo spessissimo è Come hai fatto ad ambientarti, a sentirti a tuo agio? E per me è difficile rispondere perché è arrivato tutto in modo molto naturale. Però una cosa che credo che sia fondamentale è essere convinti della propria decisione. Questo aiuta sicuramente ad affrontare con serenità e la giusta curiosità i cambiamenti (e gli adattamenti) che sono infiniti soprattutto nei primi mesi – o anni- fino a che finalmente si creano nuove routine quotidiane. La mia avventura Americana è iniziata come “moglie al seguito”, non abbiamo potuto scegliere dove trasferirci perché legati al lavoro, ma anche se mai avevo pensato a questa possibilità di vita all’estero una volta presa la decisione l’ ho fatta completamente mia. Ecco il consiglio più spassionato dopo tutti questi anni è che la scelta di venire in definitiva deve essere sincera e reale, venire “perché si segue il lavoro”, “perché devo seguire la famiglia”… lascia sempre (almeno in quello che ho potuto osservare in questi anni) un’insoddisfazione di fondo e non permette di ambientarsi totalmente.

Gli USA sono un paese ben lungi dall’ essere perfetto, ma possono dare molto se uno vuole sfruttare le opportunità che offrono. 9 years and still counting…

Valentina, Parole Sparse


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