Il MLK Day negli Stati Uniti

Il giorno 17 di questo mese si celebra negli Stati Uniti il Martin Luther King’s Day, una festività nazionale in onore dell’attivista e Premio Nobel per la pace Martin Luther King Jr, noto soprattutto per le sue campagne per porre fine alla segregazione razziale sui trasporti pubblici e per l’uguaglianza razziale sul suolo statunitense.
Questa commemorazione cade il terzo lunedì del primo mese dell’anno, vicino cioè al 15 gennaio, data della sua nascita.
È un giorno libero per la popolazione in generale e moltissime attività commerciali rimangono chiuse.
Essendo una festa federale relativamente nuova, ci sono poche tradizioni di lunga data.
È visto come un giorno per promuovere la parità di diritti per tutti gli americani, indipendentemente dal loro background.
Alcuni college e scuole chiudono, ma altri rimangono aperti e insegnano ai loro studenti la vita e l’opera di Martin Luther King Jr.
Le piccole aziende, come negozi di alimentari e ristoranti, tendono ad essere aperte, anche se un numero crescente sceglie di chiudere in questo giorno.
Poiché il Martin Luther King Day cade il lunedì, è uno dei giorni festivi che crea sempre un lungo weekend negli Stati Uniti.
Il Martin Luther King Day è stato osservato per la prima volta nel 1986, anche se non è stato rispettato in tutti gli stati fino al 2000.
La recente legislazione federale incoraggia gli americani a dedicare un po’ del loro tempo in questa giornata a fare volontariato, per migliorare le loro comunità.

Martin Luther King Jr nacque nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, e la sua leadership fu fondamentale per il successo del movimento per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti.
Egli ricevette un’istruzione solida e crebbe in un’amorevole famiglia allargata della classe media, intrisa della tradizione del ministero dei neri del sud: sia suo padre che suo nonno materno erano predicatori battisti.
Tuttavia, la sua educazione sicura non gli impedì di sperimentare i pregiudizi allora comuni nel sud.
Non dimenticò mai il tempo in cui a circa sei anni, uno dei suoi compagni di gioco bianchi annunciò che i suoi genitori non gli avrebbero più permesso di giocare con lui, perché i bambini ora frequentavano scuole segregate.
Durante l’adolescenza, Martin entrò nel Morehouse College di Atlanta.
Prima di iniziare la scuola però, egli trascorse l’estate in una fattoria di tabacco nel Connecticut: era il suo primo soggiorno prolungato lontano da casa e la sua prima esperienza sostanziale di relazioni razziali al di fuori del Sud segregato.
Rimase scioccato da quanto pacificamente le razze si fossero mescolate nel Nord.
“Neri e bianchi vanno alla stessa chiesa”, annotò in una lettera ai suoi genitori “Non ho mai pensato che una persona della mia razza potesse mangiare ovunque.”
Questa esperienza estiva nel Nord, acuì il crescente odio di Martin per la segregazione razziale.
Continuò i suoi studi, conobbe la filosofia della non violenza di Gandhi e il pensiero dei teologi protestanti contemporanei.

Martin era pastore di una chiesa battista da poco più di un anno a Montgomery, in Alabama, quando il piccolo gruppo di difensori dei diritti civili della città decise di contestare la segregazione razziale sul sistema di autobus pubblici in seguito all’arresto di Rose Parks.
Gli attivisti formarono un’associazione scegliendo Martin come leader, poiché le sue prediche avevano iniziato a renderlo famoso tra i suoi fratelli e non solo.
La dichiarazione di illegalità della segregazione praticata negli autobus, da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, fu un’enorme vittoria per Martin, ma il suo prezzo nel tempo fu altrettanto alto: una carica di dinamite esplose davanti alla sua casa, lui stesso venne preso a sassate, picchiato ed aggredito dai cani della guardia nazionale; venne inoltre arrestato una ventina di volte durante le manifestazioni per la pace e, più di una volta, lo stesso John F. Kennedy, non ancora eletto presidente, pagò personalmente la cauzione per farlo uscire dalla prigione.
Dopo essere stato ricevuto in India dai seguaci di Gandhi, Martin si convinse sempre più che la resistenza non violenta fosse l’arma più potente a disposizione delle persone oppresse nella loro lotta per la libertà.
Il 28 agosto 1963, un’assemblea interrazziale di oltre 200.000 persone si riunì pacificamente all’ombra del Lincoln Memorial per chiedere pari giustizia per tutti i cittadini ai sensi della legge.
Qui le folle furono sollevate dalla forza emotiva e dalla qualità profetica del famoso discorso “I Have a Dream”, in cui Martin enfatizzò la sua fede che tutti gli uomini un giorno, sarebbero stati fratelli.

Col tempo però in tutta la nazione, l’impazienza per la mancanza di maggiori progressi sostanziali incoraggiò la crescita della militanza nera e soprattutto nei bassifondi delle grandi città del Nord, la filosofia religiosa della non violenza di Martin era sempre più messa in discussione.
Nel frattempo, la tensione e le dinamiche mutevoli del movimento per i diritti civili avevano messo a dura prova l’uomo, in particolare negli ultimi mesi della sua vita.
“Francamente sono stanco di marciare. Sono stanco di andare in prigione”, ammise nel 1968, “Vivendo ogni giorno sotto la minaccia di morte, ogni tanto mi sento scoraggiato e sento che il mio lavoro è vano, ma poi lo Spirito Santo fa rivivere la mia anima”.
Nell’aprile del 1968, Martin si recò a Memphis per partecipare ad una marcia.
Alle 18:01 del 4 aprile, uscì sul balcone del secondo piano del motel dove alloggiava e venne colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa.
Cadde riverso sulla ringhiera e morirà pochi minuti dopo.
Il presunto killer venne arrestato circa due mesi dopo a Londra, ma rivelò di non essere stato lui l’uccisore di Martin.
Sostenne anzi di sapere chi fosse il vero colpevole, ma non si seppe mai perché venne accoltellato in cella durante la notte.

Nella città di Boston, Martin Luther King Jr abitò in tre indirizzi differenti, tutti nel South End, ma solo al 397 Massachusetts Avenue c’è una targa che lo attesti.
Nel quartiere bostoniano di Roxbury, sul muro esterno di un nuovo condominio situato su un lotto di terreno che un tempo ospitava una chiesa battista dove l’attivista servì come assistente ministro dal 1951 al 1954, è possibile ammirare il murale di “Roxbury Love Story”, che celebra la sua storia d’amore con Coretta Scott.
Egli conobbe la sua futura moglie, quando era studente alla facoltà di teologia della Boston University.
I due si incontrarono in un appuntamento al buio nel gennaio 1952, dopo essersi parlati al telefono.
La coppia infatti ebbe la prima conversazione telefonica, dopo che un comune amico li presentò. 
Martin disse a Coretta: “Mi piace il modo in cui parli e mi piacerebbe conoscerti'” e così si incontrarono il giorno successivo a pranzo.
Quando Coretta lo vide per la prima volta al loro appuntamento, pensò che fosse troppo basso. 
Ma non molto tempo dopo, la sua opinione su di lui cambiò completamente. 
“Sentivo che era un uomo di sostanza, non come l’avevo immaginato. In effetti, più a lungo abbiamo parlato, più è cresciuto di statura e più maturo è diventato ai miei occhi”. 
Il 18 giugno 1953, 16 mesi dopo il loro incontro, Coretta e Martin si sposarono.  


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