Che fine hanno fatto le castagne in America?

Castagne nel loro riccio (foto da Pixabay)

Se negli Stati Uniti la zucca domina l’autunno, anche le castagne (“chestnut”) hanno una tradizione ben radicata nella cultura popolare.

Con mia gran sorpresa, la prima volta che ho comprato le castagne al Whole Foods (unico posto dove le ho trovate dopo una lunga ricerca), sono rimasta francamente colpita dal prezzo esagerato. Pensavo appunto fossero un prodotto popolare, ma poi ho capito: quelle che si comprano sono tutte importate. Ma questo spiega solo la parte finale della storia del castagno americano (Castanea Dentata). Il problema è ben più profondo e radicato: in America non ci sono (quasi più) castagni autoctoni.

Eppure, per 400 milioni di anni almeno 4 miliardi di castagni hanno abitato la zona est degli Stati Uniti, e in particolare nella regione degli Appalachi.

Fino ai primi anni del Novecento, l’economia della regione di queste valli e montagne dipendeva molto dal castagno: circa il 25% degli alberi dall’Ontario al Mississippi erano castagni. L’albero accompagnava la vita di quelle comunità dalla culla alla tomba (“from the cradle to the grave”, come si usa dire): forniva tronchi per mobili, assi e pali dell’energia elettrica e del telefono, offriva polpa per farne carta, tannino per conciare pelli e preparazioni farmaceutiche, e poi dava il suo prezioso frutto, la castagna, di cui si cibavano gli umani, ma anche i suini!

Ma nel 1950, con una constatazione tanto drammatica quanto impotente, il castagno americano fu dichiarato funzionalmente estinto. Rimanevano i germogli, ma non riuscivano più a raggiungere l’età adulta e a generare il loro preziosissimo frutto.

Ad oggi, solo persone che hanno quasi ottanta anni viventi in America possono ricordare un castagno rigoglioso. La stragrande maggioranza degli americani non ha visto né vedrà mai un castagno nella sua vita. Se be contano a malapena un centinaio.

Che cosa è dunque successo a questo maestoso albero che può vivere fino a 500 anni e arrivare a 30 metri di altezza? C’è speranza che le prossime generazioni possano di nuovo godere di questa incredibile pianta, definita da alcuni “l’albero perfetto” per la sua versatilità e generosità?

Per conoscere la storia di questo albero rispettato e riverito, ma ormai quasi introvabile, e sul futuro che si prospetta, vi rinvio al mio ultimo post nel blog:

Buona lettura e, la prossima volta che andate in un bosco in Italia, salutatemi i castagni.

Clara – Giovedì mi sveglio in America


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