Imbarco negato: la nostra quarantena forzata in Croazia

Vi ho lasciati il mese scorso con il resoconto del bellissimo viaggio attraverso la Croazia, conclusosi a Dubrovnik con il volo di rientro. Sulla carta, doveva essere tutto tranquillo. L’aeroporto offre la possibilità di fare un Covid Test a pagamento molto veloce, il volo era un diretto su NY e da lì avremmo preso la coincidenza per Fort Lauderdale, per arrivare a casa in tarda serata. Cosa sarebbe mai potuto andare male?

Dal momento in cui siamo arrivate all’imbarco, è andato male TUTTO

Durante il check-in, abbiamo visto i ragazzi che erano sul nostro volo per Zagabria fatti accomodare da una parte, in stand by, assieme a un altro gruppo di viaggiatori italiani.

Noi siamo potute salire, fino all’imbarco, dove la security ci ha invitato ad aspettare, assieme a tanti altri italiani. Alcuni di questi, abbiamo poi scoperto, era già la seconda/terza volta che provavano a partire.
Nonostante i documenti in regola, le prove cartacee e digitali della permanenza, i timbri sul passaporto, i visti in regola, la compagnia doveva ricevere l’OK da CBP (l’organo di controllo sull’immigrazione americano). Non abbiamo capito cosa sia andato storto: se la compagnia aerea aveva troppi passeggeri e non riusciva a fornire in tempo i nominativi, se l’organo preposto fosse troppo ingolfato per controllare in tempo, ma di certo ci hanno lasciati a terra, facendo partire quelli che già più volte avevano provato a viaggiare nei giorni precedenti.

Mia figlia ha avuto una crisi di nervi, ma non è che noi adulti l’abbiamo presa meglio. Non ci hanno fornito spiegazioni, se non dirci di stare buoni e tranquilli da una parte, finchè non chiudevano le porte lasciandoci a terra.

Solo a quel punto ci hanno restituito i bagagli (tra l’altro mi avevano distrutto le ruote della valigia), invitati a ritornare in un secondo tempo, assicurandoci che nei giorni seguenti ci avrebbero fatto partire (non era quindi un problema di rifiuto del visto, ma semplicemente un ritardo nei controlli).

In vacanza forzata a Plat (Croazia) in attesa del via libera

Abbiamo quindi dovuto cercare un hotel (settimana di Ferragosto, in Croazia), un taxi, e ripresentarci due giorni dopo. Noi siamo andati a Plat, una insenatura molto bella in cui hanno costruito una specie di villagio resort. Hotel, ristorante, appartamenti, piscina e spiaggia privata… sulla carta molto carino, ma in realtà era davvero orribile, soprattutto visto che costava $170 a notte. Le camere erano in palazzine diffuse, collegate da scalinate, senza ascensore e senza scivoli. Per andare in camera, abbiamo fatto 80 gradini (con 2 valigie da 25kg e due trolley).

questi.. per quattro volte 🙂 Si può vedere la valigia rosa pendente, visto che le ruote erano spezzate

Metà delle strutture del complesso erano mezze distrutte, non so se per guerra, incuria o covid. La piscina era stupenda e il complesso offriva i pasti, con un menù più simile a quello di una mensa universitaria che a un resort.

meh

Per fortuna abbiamo incontrato Weronika, la ragazza polacca che ci aveva fatto compagnia nel tour delle Elanti e abbiamo trascorso una bellissima serata. La sera dopo, invece, abbiamo preso un taxi e siamo tornati nella nostra cara Cvtat, per una splendida cena al Kolona.


Il venerdì, di buonora, ci siamo tornate in aeroporto. Il volo era in overbooking e la compagnia offriva, ai passaporti americani, 1000 dollari a testa se si fosse accettato di passare da Parigi per arrivare a NY. La signora di fianco a me, che viaggiava con 3 figli, ha accettato al volo! Purtroppo non tutti hanno accettato, almeno non abbastanza. Solo meno di una decina, sui 20 fermati il mercoledì, sono stati fatti salire.

Arrivata a bordo, ho scoperto che il mio posto era in realtà occupato. Una signora era stata fatta imbarcare senza il controllo del CBP e quindi è stata fatta scendere dal velivolo. Mi hanno poi detto che, giustamente, non l’ha presa molto bene…

Siamo infine partite, quando ormai non ci speravamo più, lasciando a terra molti dei nostri compagni di sventura. E’ stata data la priorità ai bambini, ma questo è stato davvero sgradevole, perché comunque non è bello essere preferiti “sulla pelle degli altri”. Gli ultimi passeggeri, almeno del nostro gruppo, sono partiti la domenica, quindi ben 5 giorni dopo.

Un nuovo problema a New York

Arrivate a NY abbiamo preso ben 4 ore di immigrazione. Quando abbiamo capito che potevamo chiedere di farci imbarcare sul volo, era ormai troppo tardi e il volo era partito. Dopo due ore di attesa per il rebooking, mi sono fatta coraggio che ho chiamato il call center, con cui, non senza difficoltà, siamo riusciti a combinare un La Guardia-Palm Beach invece di JFK-Fort Lauderdale.
Per cui, a mezzanotte, prese le valigie, siamo andate col taxi in un hotel vicino all’aeroporto di partenza e, la mattina, di buon’ora, siamo rientrate… tra liste d’attesa, bagaglio overloaded e, di nuovo, la seconda valigia distrutta.

Confesso che è stato un viaggio davvero angosciante

Quando sono salita sul volo per Palm Beach, mi sono messa a piangere. Ho avuto incubi per due settimane. La nostra unica colpa è di avere un visto, ma la strada che abbiamo seguito è quella consigliata da ambasciate e consolati. Non una scappatoia illegale.

Non sappiamo se per malgestione dell’aeroporto (per quanto l’incaricata che gestiva le operazioni dell’immigrazione a terra per conto della Compagnia aerea sia stata esemplare, nell’affrontare il problema), dell’overbooking, o delle pratiche da parte dell’ufficio immigrazione preposto, non pronto a controllare un così ingente numero di passeggeri in ingresso, quella che doveva essere una pura formalità si è tramutato in un viaggio della speranza.

Notizia di questi giorni, è che probabilmente i primi di novembre, il Travel Ban sarà sollevato, rendendo di fatto più semplice viaggiare per i cittadini europei vaccinati.

Il mio consiglio, in caso dobbiate viaggiare in questo intervallo, è di fare una assicurazione che copra i rischi covid (se siete residenti Aire dovete farla con una compagnia americana) e tenervi una parte di disponibilità economica per affrontare un eventuale contrattempo simile al nostro.

Questo mese vi lascio una ricetta “rivisitata”. Partendo dal Burak Bosniaco, ho creato questa tortina molto carina e gustosa, che è anche scenografica su un buffet per le feste.

Torta di pasta Kataifi e formaggio

  • 150 g Pasta kataifi (o pasta fillo)
  • 3 uova
  • 50g di Philadelphia
  • 50 g di formaggi tritati a vostra scelta (io avevo un mix messicano)
  • 2 cucchiai di parmigiano
  • un cucchiaino di maizena
  • sale pepe, paprika

Stendere metà pasta kataifi in una teglietta da 18cm. Nel caso della pasta fillo, tagliarla a quadretti 4×4 e disporre a fiocchetti. Mescolare i formaggi con le uova, la maizena, sale pepe e paprika e versare sulla base di pasta. Coprire con la restante pasta spezzettata. Spruzzare con olio di oliva e infornare a 180°C (350F) ventilato (o 200°C statico) per 15 minuti

Buonissima e super croccante, sia tiepida che fredda.

Enjoy!

Elena, Florida


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