Absolutely Nothing: i deserti americani, le loro storie, i loro luoghi abbandonati

Un libro, parole e immagini che rapiscono, l’America con i suoi deserti e i suoi contrasti ♥

Absolutely Nothing – Storie e sparizioni dei deserti americani è un reportage narrativo scritto da Giorgio Vasta, è il racconto di un viaggio attraverso gli Stati Uniti, da Los Angeles a Houston, passando per l’Arizona, il Texas, il New Mexico e la Louisiana, fatto insieme al fotografo iraniano-americano Ramak Fazel, e all’editore di Humboldt Books-Quodlibet, Giovanna Silva.

Ci sono un itinerario, mappe, viveri, incontri, paesaggi, rapporti articolati tra compagni di viaggio, imprevisti, stanchezze, incanto.

Uno scrittore raffinato che racconta il viaggio con le parole, un fotografo prestigioso che lo racconta con le immagini (in appendice il suo acido reportage a colori su carta patinata dal titolo Corneal Abrasion), una terza figura a metà tra fotografa e letterata che fa da collante, da coscienza critica rimanendo a volte sullo sfondo.

La cronaca di questa spedizione americana si fonde con l’immaginario che la riguarda, il bagaglio culturale di una vita, di libri e film, di musica e fumetti (nel volume sono riprodotte diverse strisce dei Peanuts). E il combinato disposto di luoghi suggestivi e archetipi della cultura pop apre anche la porta all’inconscio, alla memoria, persino ai fantasmi del viaggiatore (e del lettore!).

L’America di Vasta sta lì, in una specie di Tutto diventato Niente.

Lui e i suoi compagni di viaggio hanno inseguito i deserti, cercato luoghi abbandonati, ascoltato le storie di chi ancora ci vive, esplorato confini ♥

Il movimento da e verso luoghi desolati è accompagnato da un costruirsi e sovrapporsi di punti di vista: sul senso del viaggiare come prede o predatori, sul mescolarsi di realtà e leggenda, sul bisogno di stare nel deserto o prendere le distanze da un luogo dismesso, sullo strano alternarsi di accumulo e abbandono di cose, luoghi e affetti.

La visita dei luoghi dimenticati dal mondo si trasforma in un’indagine su una finestra spazio-temporale che dal passato si dilata fino a diventare eterno agendo su cose o persone e pagando spesso il pegno dell’oblio.

Villaggi di minatori, paesi del vecchio West, strutture ricreative, abitazioni e attività commerciali, accomunati dal vuoto della dismissione, riprendono consistenza diventando la rappresentazione di se stessi come museo, esposizione o location cinematografica.

L’iniziale sgomento – di fronte al nulla di questi luoghi abbandonati nel deserto, di fronte all’abbandono nell’abbandono – diventa presto desiderio di saperne di più, cercando l’incontro con chi ci vive o ci lavora. E quando è ora di ripartire per la prossima tappa, ogni luogo resta appiccicato addosso con il suo fascino ipnotico.

“In superficie, a Bombay Beach e in ciò che resta degli altri insediamenti che circondano il lago, scorre invece il tempo segnato da un orologio umano, dunque fiducioso, dunque scettico, necessariamente costretto a tenere conto dei corpi di chi risiede qui, della loro reale aspettativa di vita. Dalla discrepanza tra i due orologi, dalla perenne asincronia di queste due biologie, si determina lo stallo, l’esistenza in disarmo, che non coincide con la smobilitazione ma con la sua impossibilità”

Llano del Rio, Shafter, Daggett, Calico, Lake Dolores, Trotter Park, il fiume Mississipi il, Mojave Air and Space Port, la città esperimento di Arcosanti in Arizona…sono solo alcune delle località con quell’alone di intangibilità effimera toccate durante questa meravigliosa spedizione americana che va dalla California alla Louisiana.

Ed è lì che nasce l’emozione, la percezione e il tentativo, secondo me riuscitissimo, di riprodurla attraverso le parole e le immagini *_*

“Parole come sterpi, rocce, cactus, cartelli che modulavano il mio passo. Ho cominciato a pensare che questo viaggio si potesse scrivere soltanto così”

Ogni racconto nasce da mescolarsi di realtà e racconto, ma il messaggio è sempre vero e spesso giunge come una rivelazione. In questo caso è un sentimento, un «legame tra desiderio, solitudine e tenacia». Prima un presentimento e poi una consapevolezza: nel deserto non si può stare che così, esistendo senza esistere, senza nulla a pretendere, a volte, senza dover per forza dare e darsi una spiegazione. Anche sparire fa parte del processo. The dust has come to stay.

Tutto questo è ammaliante in modo spaventoso! *_*

È così che questo reportage narrativo inusuale, questo viaggio nell’estremo disabitato americano, arriva dritto al cuore di chi quei luoghi li ha amati, li ama, li amerà ♥

La forza della lingua di Vasta, le fotografie folgoranti di Ramak, la bellezza potente di una nazione, tanto sfaccettata e l’immaginario che la riguarda, per me Absolutely Nothing è stato un colpo di fulmine immediato e imperdibile di cui ho voluto scrivere e che ho voluto fortemente condividere con voi.

Leggete l’articolo e poi fatemi sapere se questo libro vi ispira 🙂

E voi, avete qualche lettura sugli States che ritenete imperdibile e mi consigliereste?

Let me know 😉

Lots of love ❤

Morena Librizzi Travelblog


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