Ristoranti in USA: pasti, mance e usanze

Sono in Italia per le vacanze e ne sto approfittando per fare il pieno di tutti i sapori che mi mancano a Fort Lauderdale. Dopo due anni di allontanamento forzato, inevitabilmente sento più forti le differenze tra i due paesi. Non voglio dire che uno sia meglio dell’altro: odio chi sputa fango sul paese che lo ospita o su quello che lo ha cresciuto.

Contrariamente a tanti, non credo proprio che ci sia un posto perfetto: ognuno ha le sue peculiarità e i suoi lati positivi e negativi. Burocrazia, stile di guida, atteggiamenti locali, sono davvero diversi e peculiari. Tuttavia, amando io parlare di cibo, indubbiamente una delle prime differenze che colgo, è quanto sia diverso mangiare fuori.

Ieri sera siamo state a cena fuori e siamo state letteralmente scordate dalla cameriera, che, nonostante i richiami, è venuta dopo quasi 2 ore a prendere l’ordinazione per il dolce. In USA sarebbe stato impensabile, assolutamente. E non perché la solerzia della cameriera sia frutto di una attenta educazione, ma perché la cameriera ha il grosso della sua paga dalla mancia del cliente, per cui: a) ha interesse che il cliente sia perfettamente soddisfatto b) più tavoli serve in quelle due ore, più mance potrà accumulare. Al contrario, noi eravamo in un bel ristorante, a turno unico, e il nostro tavolo non sarebbe stato comunque occupato nuovamente, per cui la celerità del servizio era “marginale”.

Una delle prime cose che turbano i turisti americani in Italia, è la rigidezza degli orari della ristorazione. In un paese in cui ci si può sedere al ristorante dalle 11a.m. alle 9p.m. senza vincoli di orario, è difficile concepire che il ristorante possa chiudere dalle 15 alle 20. Di contro, l’Italia, offre tutta una serie di merende, street food e sfizi che assolutamente non sono presenti in America. Nelle abitudini americane, non ci sono gli orari di pranzo/cena/merenda e colazione. Spesso si mangia quando si ha fame, e quando gli orari degli impegni lo permettono. Se, ad esempio, l’allenamento dei bimbi è dalle 18 alle 19,30, si cena alle 17,00. Se si è fatto un ricco brunch la mattina, si può andare al ristorante alle 16,00 o quando la fame lo richiede. Mi dispiace, ma pur essendo apertissima a tutto questo, non riesco davvero ad abituarmi, dopo 40 anni passati con orari dei pasti estremamente rigidi. Ma comprendo che questo sia un mio limite. Immaginatevi, con questo scenario, la faccia del turista americano che viene “rimbalzato” dal cameriere” perché, alle 14,00, la cucina è chiusa e, fino alle 20,00, non riaprirà. Generalmente, è uno dei primi appunti che ti fanno, al rientro delle vacanze in Europa (mi taccio su come possano reagire agli orari spagnoli 🙂

Purtroppo (per loro) non hanno l’abitudine a comprare un pezzo di pizza, un cartoccio di fritto o una piadina. D’altro canto, per me è davvero difficile far fronte alla voglia di uno snack, quando sono in terra americana: un panino di Mc Donald o un vassoio di sushi non sono esattamente in grado di soddisfare la mia “non proprio fame, più voglia di qualcosa di buono”.

Una volta deciso a che ora volete sedervi al ristorante, in America, bisogna tenere conto delle porzioni, Che sono molto più generose di quelle a cui siamo abituati.

Il menù, di solito, si divide in appetizer, entrée, side. Il pasto non è scandito da una rigida sequenza “antipasto/primo/ secondo e dolce”. Non è raro ordinare un solo piatto, che, nella versione entrèe, arriva corredato di contorno e carboidrati (che possono essere patatine, riso, pane) e uno o due side, cioè contorni. Se si tratta di verdure al vapore, spesso sono davvero appena scottate. Se coi fagiolini puoi giocare a freccette, con broccoli e cavolfiore ti sorge il dubbio che abbiano solo visto l’acqua calda. Nel complesso, è spesso un piatto completo, abbondante, sufficiente a sfamarvi, probabilmente con avanzi. Se non avete molta fame, potete ordinare un appetizer. Si tratta di antipasti, cioè piatti condivisibili col resto dei commensali, in porzione ridotta e, soprattutto, privi di accompagnamento di carboidrati e verdure. Non di rado noi ordiniamo una entrèe e due antipasti e ci sono più che sufficienti per 3. Se sono in modalità pigra, ordino 2 entrèe e sfrutto gli avanzi per il pranzo del giorno dopo. Frequentando i gruppi locali, ho imparato che non è per niente strano ordinare in abbondanza e portare a casa la doggie bag da riciclare in lunchbox per il lavoro. Effettivamente ti risparmia un delivery e ti permette di assaggiare più piatti di quel ristorante.

Dopo aver ordinato (e gestito gli avanzi) è il momento del conto.
Il conto al ristorante americano può essere diviso su più carte di credito, diviso nominalmente (in tal caso, è buona educazione avvertire la cameriera al momento dell’ordine) o in parti uguali: scordatevi la raccolta degli spiccioli tipica della fine pasto del bel paese. Dopo aver pagato, la cameriera porta lo scontrino del pasto e un secondo scontrino, con cui si può assegnare la mancia alla persona che ci ha servito. State attenti, perché molti ristoranti (per lo più in posti turistici) vi addebitano la mancia già nello scontrino principale. In tal caso, potete aggiungere facoltativamente una integrazione. La mancia standard è dal 15% al 25% del totale del conto prima delle tasse. Vi basterà compilare lo scontrino apposito e allegarlo al conto. Preleveranno dalla vostra carta di credito l’importo da voi stabilito. Capite quindi che, chi vi serve, non ha nessun interesse a lasciarvi assetati, dimenticati e poco coccolati. Prima finite, prima liberate il tavolo e più siete soddisfatti, maggiore sarà la sua mancia. E prima potrà servire i clienti dopo di voi 🙂

Questo mese condivido con voi una ricetta tipica di un ristorante italiano, un dolce imperdibile ogni volta che andiamo a mangiare lì. Purtroppo introvabile in USA, per cui, se lo vogliamo riassaporare, dobbiamo attrezzarci e farlo in casa.

Rotolo di panna e Nutella del Bati Bati

Per la pasta biscotto (un pan di spagna sottile):

  • 2 uova
  • 75 g di zucchero
  • 75 g di farina 00 setacciata due volte. In USA usate la Cake flour
  • Estratto di vaniglia
  • sale

Per il ripieno

  • Nutella 
  • Panna Montata zuccherata a piacere, circa 300g 

In una ampia ciotola, o una planetaria, montare le uova con lo zucchero, la vaniglia e un pizzico di sale per almeno 20 minuti. Con un delicato movimento dall’alto al basso, incorporate la farina  ponete l’impasto su una placca da forno 30×40, rivestita di carta da forno imburrata. Cuocete in forno statico per 15 20 minuti a 190°C

Sfornate il biscotto su un canovaccio, arrotolate da caldo e fate ben raffreddare. 

Per farcire, srotolate la pasta, farcite con un abbondante strato di nutella e, sopra, mettete la panna ben montata. Arrotolate di nuovo, pulite eventuali fuoriuscite e avvolgete il rotolo in carta da forno e poi in alluminio. Conservate in congelatore fino al momento di servire. Affettate da congelato e servite con una salsa al cioccolato per decorare.
Potete conservare a lungo in congelatore le porzioni che non mangerete.


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