Quando i nativi non erano considerati persone

L’unico indiano buono è l’indiano morto” è la celebre e altrettanto crudele frase attribuita al Generale Philip Sheridan, al quale era stata assegnata la missione di spingere i nativi americani fuori dai loro territori per costringerli a ritirarsi nelle riserve assegnate dal governo americano. Sebbene si dica che Sheridan abbia pronunciato questa o simile frase durante un incontro con il Capo Indiano Comanche Tosawi che si era presentato come “good Injun”, indiano buono, pare che il detto fosse già in circolazione da diversi anni nell’America coloniale.

Il mandato di Sheridan ai suoi sottoposti era chiaro: respingere qualsiasi tentativo degli indiani di resistere o anche solo di uscire dalle riserve. Perciò, quando nell’inverno del 1879 il Brigadier Generale George R. Crook ricevette la comunicazione che alcuni indiani erano stati arrestati perché giunti dall’Oklahoma fino al Nebraska, rimase quantomeno sorpreso che un improbabile drappello di 30 nativi avesse percorso a piedi oltre 600 miglia nonostante il clima proibitivo.

Gli indiani avevano violato i divieti che pur avevano accettato per contenere lo sterminio per mano delle truppe americane: spinti a sud, avevano abbandonato i loro territori sacri e si erano stabiliti in aree geograficamente diverse, nella speranza di potersi salvare.

All’apparenza, il caso aveva una soluzione semplice: rimandare indietro gli indiani. Tuttavia, lo scenario che si presentò a Crook era molto più intricato. I trenta indiani, appartenenti alla tribù dei Ponca, avevano trasportato per oltre 600 miglia la salma di un ragazzo, il figlio del loro Capo Standing Bear, Orso in piedi. Standing Bear chiedeva a Crook il permesso di recarsi al fiume Niobrara dove poter seppellire il figlio morto di stenti in Oklahoma. Era l’ultima richiesta fatta dall’adolescente al padre prima di morire: essere sepolto sulle scogliere di gesso del corso d’acqua sacro al suo popolo.

Mentre gli indiani restavano in carcere, Crook sottopose la domanda a Sheridan, il quale non accettò scuse. Il telegramma di ritorno manteneva fermo l’ordine: gli indiani andavano respinti e rimandati nella riserva in Oklahoma. Combattuto tra l’ordine superiore e la comprensione di una richiesta tanto umana quanto dolorosa, Crook escogitò un piano che portò a una delle decisioni giudiziarie più importanti nella storia del riconoscimento dei diritti dei nativi americani. Senza prendere ufficialmente le difese degli indiani, Crook fece in modo che la questione arrivasse davanti a un giudice e fece il possibile per perdere la causa, dando prova di lungimiranza anche nella sua capacità di dare un’eco mediatica al caso.

In questo articolo, vi racconto la vicenda, il caso giudiziario e il ruolo fondamentale del Capo Ponca Standing Bear nell’affermare un diritto fondamentale degli indiani che nel 1879 non era ancora riconosciuto: quello di essere considerati persone.

Clara, Giovedì mi sveglio in America


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