Challenger, la perdita dell’innocenza

Il ventotto gennaio 1986, milioni di americani hanno assistito con curiosità e ammirazione al lancio dello space shuttle Challenger dalla base di Cape Canaveral in Florida. C’era nella percezione del tempo l’idea, un po’ spavalda, a tratti anche ingenua, che gli U.S.A fossero la nazione delle mille opportunità, ambasciatrice di quella modernità che da lì a qualche anno avrebbe permesso a liberi cittadini di viaggiare nello spazio come turisti.

Sull’onda di questa suggestione, nel 1984 il presidente Ronald Regan annunciò il progetto ‘Teacher in space’ con l’obiettivo di avvicinare gli studenti al mondo della tecnologia e delle scienze. L’adesione al programma da parte degli insegnanti fu notevole; undicimila candidati presentarono la loro richiesta alla NASA con la testa già proiettata tra le stelle. Vennero selezionate due insegnanti: Christa McAuliffe come prima scelta e Barbara Morgan, come pilota sostituto nel caso la McAuliffe non fosse riuscita a partire.

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Dopo diversi rinvii dovuti a problemi tecnici, il 28 gennaio del 1986 il volo fu confermato dalla NASA. La mattina del 28 gennaio 1986, centinaia di spettatori erano accorsi per assistere al lancio in diretta da Cape Canaveral in Florida, altrettanti milioni erano collegati da tutto il mondo. Per i ragazzi americani della mia generazione, quelli nati tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, il lancio dello Shuttle ha segnato uno spartiacque nella loro formazione scolastica. Migliaia di scuole americane quel giorno avevano trasmesso il lancio in diretta; milioni di bambini delle scuole elementari, ragazzini delle scuole medie e ragazzi delle scuole superiori stipati negli auditorium, nelle mense nelle classi di social studies, avevano aspettato con trepidazione il lancio della prima professoressa nello spazio.

Alle undici e trentanove Eastern Time, dopo appena settantatré secondi dal lancio, lo shuttle Challenger è esploso formando una nuvola bianca a forma di Ipsilon. Nei racconti dei miei coetanei americani, quei momenti sono rimasti impressi nella loro memoria scolastica e di vita; professori che correvano a spegnere la televisione, bambini confusi che chiedevano cosa fosse successo, addirittura genitori che si erano presentati a scuola per prendere i figli e portarli a casa. Quella mattina, la Generation X americana ha perso l’innocenza, scoprendo che anche i sogni, a volte rimangono per loro natura impossibili, che come migliaia di anni prima avevano cercato di spiegare gli antichi greci, l’Hybris è lì a demarcare il limite tra i sogni e la follia.

Nel 2007, Barbara Morgan ha coronato il sogno di Christa, partecipando alla missione STS-118. Durante la missione Morgan ha tenuto delle lezioni dallo spazio così come avrebbe dovuto fare la McAuliffe più di vent’anni prima.

Continua a leggere: Cadere o cedere.

Michele, Ex-Cathedra 2.0


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