Black History Month – Jim Crow e Homer Plessy

Dopo la fine della Guerra civile e il breve periodo della Reconstruction, che si può riassumere in un tentativo (purtroppo fallito) di avviare l’integrazione in società degli ex-schiavi che vivevano al Sud, gli Stati più conservatori e restii ad attuare una vera politica di riconoscimento dell’eguaglianza iniziarono ad approvare pacchetti di leggi che attuavano la pratica del cosiddetto “separate but equal”.

Di fatto, si creavano due mondi paralleli e separati: scuole separate, bar e ristoranti separati, negozi separati, spazi separati sui treni, sui bus. Giornali separati, pubblicazioni separate, squadre sportive separate. Matrimoni separati, cioè matrimoni interraziali vietati.

Le leggi applicavano la regola a seconda della vicinanza con un progenitore di diretta ascendenza afroamericana. Qualche Stato si fermava a un ottavo, al bisnonno, mentre altri del tutto intransigenti, come l’Arkansas, applicavano la “one drop rule”, la regola della goccia di sangue: la legge approvata dal 1911 in Arkansas stabiliva che era definito come “Negro” chi avesse “any negro blood whatever”, cioè chi avesse qualsiasi ascendenza africana, anche lontana nei di generazioni. Bastava una sola goccia di sangue.

Tutte assieme, queste leggi reazionarie all’emancipazione degli schiavi prendono il nome di Leggi di Jim Crow.

Nel mio ultimo post, vi racconto qual è l’origine delle leggi di Jim Crow: l’etimologia, la loro prima apparizione su un giornale, e anche come queste leggi siano resistite nel tempo anche a causa di una vergognosa decisione della Corte Suprema americana del 1892 che ha resistito fino al 1958.

Clara – Giovedì mi sveglio in America


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