Diete e manie alimentari degli Americani

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Oggi ci sembra normale, parlare di diete. Soprattutto dopo l’abbuffata delle feste, si sente il bisogno di depurare l’organismo, sgonfiarsi, tornare a indossare i soliti vestiti senza che questi tirino.

Tuttavia, la storia del controllo del regime dietetico è relativamente recente e nasce circa 150 anni fa, ovviamente, in America. Sul perché gli americani, così pratici, siano portati a seguire le promesse di rapidi risultati senza garanzie, si sono scritti articoli, saggi e studi. Nonostante ogni teoria venga poi discreditata dalle successive, loro, fiduciosi, le abbracciano tutte, ancora prima di avere risultati scientifici affidabili, pur di allontanare lo spetto delle malattie o aumentare il benessere… E, ammettiamolo, spesso anche noi veniamo affascinati dalle ultime teorie fantasiose su come dimagrire velocemente, senza fatica, mangiando cornetti alla crema e pollo fritto.

Proprio con questi presupposti, ogni anno, milioni di americani spendono miliardi di dollari in supplementi, integratori, beveroni, gruppi di supporto, leader carismatici o qualunque altra cosa prometta loro di essere magri, sani, brillanti, lontani da cancro, malattie metaboliche e cellulite.

Il fitness in USA

Intanto parto da un presupposto. Non tutti gli americani sono obesi. Certo, ci sono aree in cui l’obesità è oltre il 35% della popolazione, ma ci sono anche aree, come il South Florida e la California, ad esempio, dove il fitness è un business molto redditizio, e dove, se siete donne di altezza media e pesate oltre i 60 kg, probabilmente siete sovrappeso rispetto alla media che vi circonda. Non per questo, si trattengono da acquistare qualunque cosa prometta un benessere ancora maggiore (non solo in termini ponderali, ma anche in termini di salute).

C’è da dire che i pionieri che arrivarono dall’Europa per colonizzare i nuovi territori, scappavano spesso da situazioni estrema povertà e qui trovarono, senza dubbio, tanta abbondanza: carne, zucchero, alcool, tutto era disponibile e dava un’idea di ricchezza, quella ricchezza che cercavano. Da qui, il passo successivo fu affrontare le malattie metaboliche che prima erano limitate ai pochi ricchi europei. Diabete, gotta e malattie cardiache aumentarono come “segno divino” degli eccessi della carne. e chi, meglio di un pastore presbiteriano, Sylvester Graham, poteva portare l’uomo alla purificazione? Per questo, ideò i famosi cracker Graham, senza lievito di birra (e e quindi senza fermentazione) che dovevano aiutare l’uomo a guarire dalla corruzione della carne.

Ma i primi concetti scientifici vennero promulgati dal Dr Salisbury nel 1888, che proclamava che “l’uomo è per 2/3 carnivoro e 1/3 erbivoro”, e che i cibi ricchi di amido sono nocivi alla salute. Per questo, ideò la Salisbury steak, una specie di panetto di carne magrissima, pressata, grigliata, condita con burro, pepe e sale, che doveva essere consumata nella misura dei 2/3 della dieta giornaliera. A questa teoria, si contrappose Kellogg, nel 1927, lo stesso dei cereali. Coi precedenti, aveva in comune solo la base che la dieta potesse essere causa dei malesseri dell’uomo, ma la sua soluzione era di stampo vegetariano. Aborriva la carne, considerandola scarto di animali e ininfluente alla salute fisica, aprì una clinica della nutrizione, in cui si perseguiva il benessere fisico con metodi poco ortodossi, le cui pratiche sono state raccontate in un libro e, successivamente, nel film Morti di salute del ’94. Prima che ridiate, vi ricordo che attualmente esiste ancora la dieta Special k, con pasti a basi di cereali e barrette sostitutive.

A fare da terza voce, comparve il dottor Hay, che proponeva di dividere i cibi in modo che la digestione non interferisse tra i vari alimenti, quelli ricchi di amido (che dovevano essere digeriti da soli, con “condizioni alcaline” -sic!- come quelle della saliva) e frutta e carne, a stampo acido.

Considerate che primi concetti di dieta disintossicante e purificatoria non avevano neppure basi. Fino a metà ‘800 non si conoscevano i carboidrati né le proteine o le vitamine: il loro valore nutritivo fu determinato dal 1910 in poi. Le fibre alimentari vengono considerate come utili solo attorno al 1970, quindi in tempi davvero recenti.

Chi di noi, vissuti tra il 70 e l’80, non si ricorda il crusken, che prometteva pancia piatta e dimagrimento rapido? Se rileggete qualche riga sopra, vedrete che, anche in questo caso, la storia della scienza dell’alimentazione va di pari passo con quella dei ritrovati miracolosi

Il meccanismo, come sottolinea Mc Gee, uno studioso di scienza degli alimenti, è sempre lo stesso. Gli scienziati aprono un nuovo campo di studio e, prima ancora che lo esplorino, i divulgatori lo presentano come la via dell’illuminazione. Nei primi anni del ‘900 erano proteine, carboidrati e grassi. Successivamente, ogni nuova scoperta è diventata terreno fertile per il business del “benessere attraverso la corretta alimentazione”.

Le diete dimagranti

Nel 1930 nascono le prime “diete dimagranti”. Una delle prime diete dimagranti pubblicizzate, fu la “dieta del pompelmo”. Nata a Hollywood, prevedeva 18 giorni di pompelmo, arance, verdura uova e pane tostato. Oltre a essere estremamente ipocalorica, attorno alle 500 kcal/die, prevedeva un uso massiccio di pompelmo, al quale è stata riconosciuta (in tempi più recenti) la proprietà di modificare il metabolismo di alcuni farmaci. In anni in cui si utilizzavano facilmente amfetamine per il controllo del peso, è facile capire che la sinergia portava a potenziare gli effetti dei farmaci, favorendo i risultati sperati (e probabilmente portando al ricovero più di un seguace). Da lì, è un susseguirsi di deliri alimentari che ancora, ogni tanto, tornano di moda. Dieta del minestrone, macrobiotica, della chewing gum, delle barrette pasto, Slim fast, Herbalife, Programma Weight Watchers, dieta del cavernicolo, del gruppo sanguigno, Zona: tra gli anni 70 e quelli attuali, è stato un fiorire infinito di scorciatoie per perdere peso e migliorare il benessere fisico.

In questo lasso di tempo, inoltre, le persone hanno aumentato i tempi lavorativi a discapito della preparazione dei pasti, l’industria alimentare si è sviluppata e i cibi surgelati e precotti sono diventati alla base dell’alimentazione di un popolo che, già in partenza, ha una scarsa eredità gastronomica. Col risultato che l’obesità è passata dal 17% degli anni 80 al 35% del 2015, per la fascia di età 20/40 anni (fonte CDC) con, purtroppo, una predominanza verso i ceti sociali più bassi. E, questo, ha spinto ancora di più i programmi dietetici verso un regime ipocalorico. La cosa paradossale, è che chi segue l’ultima moda, in merito al conto delle calorie/delle proteine o dei macronutrienti, sono le persone benestanti che non ne hanno bisogno. L’educazione alimentare di base, che dovrebbe includere i gruppi sociali più poveri, non riesce, di fatto, ad attecchire. Sinceramente, è assolutamente comprensibile. Mezzo kg di mele, costano $2.99. Una colazione al Fast food, 2 dollari. Non per niente, qui da me si dice “non sono grassi, sono poveri”.

Noi, come tutti gli europei, restiamo molto legati alle nostre tradizioni alimentari, anche qui in USA, e la nostra dieta è rimasta la stessa che avevamo in Italia. Magari meno pesce, per fortuna meno carboidrati volanti, come pizzette, focacce, brioche e bomboloni, ma di sicuro non facciamo colazioni a base di pillole, né vediamo i carboidrati come fumo negli occhi 🙂

Questo mese vi do’ una ricetta che fa parte della tradizione americana, che riesce a mettere d’accordo vegetariani, salutisti e anche chi cerca di evitare i carboidrati.

Zuppa di pomodori arrostiti

1 Kg di pomodori rossi, tipo campari o da pizza
1 cipolla
una carota
2 spicchi di aglio con la buccia
Timo
Basilico
Olio
20g di burro
Zucchero, sale, pepe e aromi come origano, cipolla in polvere, aglio in polvere, paprika, peperoncino
Eventuale brodo vegetale
Panna liquida non dolcificata (opzionale)
Per il grilled Cheese, ossia il toast al formaggio:
Pancarrè a fetta fine, o pane casereccio
Maionese
Formaggio filante, come Galbanino, cheddar, edam o Gouda

Accendere il forno a 200°C/420F° Se lo avete ventilato, scegliete questa funzione.
Tagliare a spicchi i pomodori, la cipolla e la carota e mettere tutto su un’ampia teglia, rivestita con carta da forno, aggiungete il timo e l’aglio. Irrorare con un filo di olio, spolverate con un cucchiaino di zucchero, uno di sale e gli aromi scelti. Infornate e lasciate almeno 1 ora. I pomodori e la cipolla devono iniziare a abbrustolirsi, eventualmente lasciate in forno ancora qualche minuto.

Quando le verdure sono belle colorite, levate la buccia agli spicchi di aglio, i legnetti del timo e, aiutandovi con la carta da forno, versate tutto il contenuto della teglia nel bicchiere del frullatore. Frullate un minuto e valutate la consistenza della crema. Se troppo asciutta, allungate con mezzo bicchiere di brodo vegetale. Aggiungete il burro e frullate ancora. Se vi piace, aggiungete un 50 ml di panna liquida per dare più cremosità alla zuppa dopodiché assaggiate e regolate di sale e spezie.

Per il grilled cheese che vedete in foto:

Mettete sul fuoco medio una padella dal fondo pesante.
Farcite due fette di pancarré con il formaggio tagliato sottile. Spalmate l’esterno del sandwich con un velo di maionese e appoggiate il lato spalmato di maionese nella padella. Fate abbrustolire il pane fino a che il formaggio all’interno non inizia a fondere, girando un paio di volte. Tagliare a spicchi e servire assieme alla zuppa bollente.

Enjoy!

Elena, Florida





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