Perché lo so, un giorno ci rivedremo

Ho pensato molto a come scrivere questo post. Stiamo tutti vivendo un momento complicato, per alcuni davvero molto tragico e doloroso, per altri, come me, semplicemente difficile. Non posso dire di stare male, non posso permettermi di lamentarmi, ma se guardo nel mio piccolo mondo un senso di vuoto e di paura c’è. E non sto solamente parlando della paura del virus, delle sue conseguenze, della malattia. Paura che questa bolla in cui stiamo vivendo, senza confini, senza prospettive, senza progetti, senza libertà, possa durare troppo a lungo.

Per una persona come me, abituata a pianificare, progettare, studiare, curiosare, sognare e vivere il mondo senza limiti, tutto questo è una gabbia insopportabile. Non trovare nulla da sperare, vivere giornate tutte uguali, non vedere al di là del singolo momento, prospettive da inseguire. E’ un annientamento dell’anima. E non solo per me, ma anche per mio figlio, che ha preso il primo aereo europeo a 4 mesi e a 8 stava già sorvolando l’Oceano Atlantico per andare in Martinica: è stato cresciuto così, cittadino del mondo, senza paure (anche quando imperversava il terrorismo), senza confini e senza pregiudizi. E ho il terrore che questa impostazione educativa venga stravolta.

Scusate se vado controcorrente, ma gli arcobaleni mi urtano, il buonismo mi irrita, i musei on line mi mettono tristezza, non mi basta viaggiare così, in maniera virtuale. Non ce la faccio a pensare ad una vita a metà.

E così, per placare i pensieri, per quietare il nervosismo e ammorbidire l’animo, mi ritrovo sempre più spesso a rifugiarmi nelle mie fotografie, negli album dei nostri viaggi passati, quelli vissuti veramente e non solo immaginati, nello scrivere gli articoli dei momenti più belli trascorsi in giro per il mondo. Solo così riesco a mitigare l’irrequietezza del mio cuore e a trovare serenità.

Gli Stati Uniti, che in questo momento stanno vivendo anche loro una situazione critica e terribile, sono senza dubbio il luogo che più mi fa sentire a casa, che stampa sul mio volto un sorriso incredibilmente indelebile, anche a distanza di mesi. Che siano le Hawaii, vulcaniche e acquatiche, la Real America, pittoresca e selvaggia, la California, solare e secolare o la Florida, divertente e spensierata, ogni singolo angolo o parco mi manca terribilmente.

E che dire del New England in autunno? Le zucche, le atmosfere country, i pumpkin patch, le fiere di Halloween, i pancakes affogati nello sciroppo d’acero, i festival delle zucche illuminate, le fattorie didattiche. Mi piacerebbe riviverlo presto con nostro figlio, cresciuto, più consapevole e appassionato di Halloween! Riguardando quelle fotografie, piene di ponti coperti, boschi colorati dal foliage e fari a picco sull’oceano mi assale una nostalgia senza pari.

Ma io lo so che un giorno ci rivedremo, che potrò ancora sentire quella voce che annuncia:”Cabin Crew, prepare for landing please“, che tornerò ad ammirare quelle incredibili tavolozze di colore, che tanto mi fanno battere il cuore.

Nel frattempo, a tutti coloro che stanno vivendo questo momento come me, lascio la mia guida al foliage, tutto quello che ho capito e visto con i miei occhi: un modo per continuare a sperare, a viaggiare e a sognare!

Chiara, Viaggiamondo

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