Gli Americaliani

Da quando sono arrivata negli Stati Uniti, ho conosciuto moltissimi italiani. Sono una nuova generazione di italiani all’estero, un curioso mix di abitudini e flessibilità, una simbiosi perfetta tra la concretezza americana e la creatività italiana.

Mi piacciono molto, gli italiani che ho conosciuto qui, perché sono stati capaci di prendere un po’ il buono da due contesti tanto diversi e, per certi aspetti, incompatibili. Ma, proprio perché noi italiani siamo furbi, sappiamo bene come muoverci, come far nostro un sistema, come abbandonare certe cattive abitudini e abbracciarne di nuove, che ci facciano accettare e, se non amare, almeno tollerare. 

Gli italiani che ho conosciuto in Texas, quindi, sono tutte persone con un forte background italico, quindi con una bella parlantina, una dose di sarcasmo, un’intelligenza creativa e brillante. Allo stesso tempo, hanno accolto senza riserve la pragmaticità americana e il rispetto ossessivo delle regole, salvo qualche piccola infrazione ogni tanto, giusto per concedersi un’innocente evasione.

Non hanno rinunciato al buon cibo, a sedersi intorno a una tavola apparecchiata almeno due volte al giorno, a bere un bicchiere di vino con gli amici, ma sono stati abili nell’accettare anche una consegna ogni tanto da Domino’s pizza.

Sanno sempre apprezzare il tempo libero e le vacanze, che trascorrono senza riserve in famiglia, on the road in qualche stato americano o su una bella spiaggia italiana, circondati dagli amici di sempre, ma sanno che quando si timbra il cartellino si lavora a testa bassa, senza cazzeggiare troppo. Hanno imparato addirittura che se una riunione inizia alle 8:00 non vuol dire, come in Italia, alle 8:30/9:00, ma vuol dire proprio alle 8:00, e che entro un’ora bisogna arrivare nientemeno che a una soluzione.

Le relazioni restano per loro il contesto in cui riescono ad esprimersi meglio, quindi hanno saputo far coesistere le frequentazioni un po’ sporadiche e per certi aspetti superficiali degli americani con le amicizie profonde e durature all’italiana e, ovviamente, tra italiani.

Insomma, per come la vedo io, gli italiani che si sono trasferiti qui hanno preso un mondo, che già funzionava abbastanza bene, l’hanno fatto loro e l’hanno trasformato a loro immagine e somiglianza, l’hanno perfezionato, l’hanno “italianizzato”. 

Per questo io, questi italiani che ho conosciuto negli Stati Uniti, li chiamo con una parola che, per me, dice tutto: Americaliani.

Ma chi sono, cosa fanno e come vivono gli Americaliani?

Antonella Vargiu – Cronache di una milanese in Texas

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