Mangiare pesce in USA: spaghetti alle capesante

Circa 40 anni fa, mentre era ospite di una famiglia americana in New Jersey, mia cognata venne portata a pescare. Presero un bel pesce e, alla sua domanda se lo avrebbero mangiato per cena, la risposta, inorridita, fu: Ma scherzi? Non lo vedi che ha la testa e la coda? Come facciamo a mangiarlo? Al che lei, figlia di pescatori amatoriali, provvide a pulirlo e a togliere la testa. Questa storia è stata raccontata negli anni come una barzelletta sull’eccentricità di tali amici americani.

Finché noi non siamo arrivati in Florida.

E abbiamo, con nostro sgomento, scoperto che qui sì, il pesce si pesca (e, aggiungerei, con gran accanimento) ma si mangia solo sfilettato. I banchi del supermercato sono pieni di bianchi filetti, tutti uguali. Perchè oltre a essere completamente “puliti”, sono adagiati su letti di ghiaccio secco che li cuoce e li rende indistinguibili. Hai voglia a cercare su Google translate la traduzione del nome del pesce proposto, mai assomiglierà a quella roba bianca e informe che vedi esposta. E’ possibile trovare i pesci interi solo in alcuni supermercati (ad esempio Whole food li ha), ma al momento dell’acquisto, l’addetto alla vendita cercherà in tutti i modi di dartelo pulito e spinato.

Non so da cosa derivi questa fobia del pesce intero, ma mi è successo anche di voler regalare del pesce appena pescato e sentirlo rifiutare “perché ancora intero”.

Per fortuna, uno dei motivi per cui ci siamo trasferiti in Florida, è che mio marito ama pescare. Questo ci permette di avere pesce fresco (e intero).
Purtroppo, se qui la carne è eccezionale, non si può dire lo stesso del pesce. L’Oceano è meno salato del Mar Mediterraneo e questo si ripercuote sul sapore delle carni ittiche. Pesci, aragoste e molluschi hanno un aroma più delicato. Se in certi casi è un difetto, può essere un vantaggio per pesci da noi considerati di scarto. Tombarelli e sugarelli, che da noi hanno un sapore davvero forte, qui sono gradevoli e (da noi) apprezzati. Uno dei pesci più strani che abbiamo mai pescato, è la remora.

La grossa ventosa sopra la testa le permette di attaccarsi allo scafo delle navi e , secondo gli antichi, ne rallentava l’andatura. Da qui, l’espressione “avere delle remore”. Ovviamente, potete scordarvi di vederla sul banco di una pescheria, vista l’avversione locale per l’anatomia ittica!

Quello che gli americani davvero adorano, sono i crostacei. Sempre meno aromatici dei nostri, ok, ma davvero interessanti. Code di aragosta, polpa di granchio, innumerevoli varianti di gamberi hanno prezzi per noi molto piu’ accessibili. Si può tranquillamente mangiare un lobster roll (un panino con insalata di aragosta e maionese leggera) con 12-15 dollari, al ristorante e con 20 avere un piatto di lobster linguine. Se passate da queste parti, vi consiglio di provare le crab cake. Sono hamburger di granchio, pan grattato, spezie e un goccio di maionese nell’impasto davvero molto buone. Accompagnate da un’insalata sono un’ottima soluzione per un light lunch al volo davvero gustoso. Purtroppo, quello che non ho mai trovato, sono gli scampi. Sembra che nelle loro mille versioni di crostacei, questi non siano pervenuti. Ma non demordo, sono certa che prima o poi li troverò.
In compenso, da novembre a marzo c’è la stagione delle chele di granchio. I banchi del pesce si riempiono di chele di ogni forma e dimensione e loro ne vanno letteralmente pazzi.

Se acquistare pesce è deprimente, non va molto meglio con i molluschi. Le cozze sono quasi introvabili, le vongole sono vendute a numero. UNA vongola va da 50 centesimi a più di 1 dollaro. E non è detto che siano grosse. Potrebbero essere grandi come una piccola vongola verace, così come un grosso fasolare. Insomma, una spaghettata non ve la consiglio.

Un capitolo a se lo meritano le capesante (scallops). Queste sono usate tantissimo nella cucina americana. Forse perché sono bianchissime, carnose, dolci, senza lische e senza testa, ma davvero si trovano ovunque, di più misure e davvero buone. E gli americani le adorano.

Se mai vi trovaste a fare la spesa in un supermercato americano, sono una delle cose che non dovete lasciarvi sfuggire. E, visto che siamo italiani, perché non farle finire in un godurioso spaghetto.. Non sarà la spaghettata alle vongole del ristorante sulla spiaggia, ma non vi farà rimpiangere la cucina nostrana.

Spaghetti alle capesante

Per 4 persone

400g di spaghetti
4 cucchiai di olio
prezzemolo
Aglio
Una noce di burro (opzionale)
Una ventina di noci di capasanta
peperoncino (opzionale)

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata.

Tagliare ogni noce di capasanta orizzontalmente in due o tre fette, a seconda dello spessore. Rosolare in una padella calda uno spicchio di aglio (se usate aglio americano, tranquillamente anche due, ha un aroma molto più leggero). Mettere le capesante, far rosolare, girarle e, appena diventano bianche su entrambi i lati, radunarle in un lato della padella. Inclinando la padella, mandare il liquido che avranno prodotto dalla parte opposta dei molluschi e far evaporare. Se si desidera, aggiungere un goccio di vino bianco e un ciuffetto di prezzemolo tritato e asciugare, tenendo sempre solo mezza padella sul fuoco, fino a restare con un paio di cucchiai di liquido. Facendo evaporare i liquidi in eccesso in questo modo, non si corre il rischio di stracuocere il pesce e si evita che diventi gommoso. Appena la pasta è cotta, al dente, versare nella padella con una noce di burro e mantecare con il liquido restante finchè il fondo della padella non è asciutto. Impiattare guarnendo con scaglie di peperoncino.

Enjoy!

Elena, Florida

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