Into the wild e il non-famoso magic bus dell’Alaska

Christopher McCandess, noto anche come Alexander Supertramp, era un ragazzo di 24 anni, di famiglia benestante, che dopo la laurea presa a pieni voti, decise di viaggiare nell’ovest degli Stati Uniti con nulla a seguito, alla ricerca di se’ stesso e come moto di ribellione ad una vita agiata basata sul consumismo e materialismo. Dono’ in beneficenza tutti i risparmi e scappo’ dalla civiltà con lo scopo di vivere con il solo poco che aveva tenuto con se’ e di arrivare a trascorrere un periodo in solitudine nelle terre dell’Alaska.

Chris arrivo’ in Alaska nell’aprile del 1992 dove trascorse i suoi ultimi 112 giorni nei boschi del parco nazionale del Denali, avendo come unico rifugio un vecchio autobus abbandonato, che trovo’ per caso e chiamo’ Magic Bus.

Riuscì a sopravvivere con una dieta a base di scoiattoli, uccelli, piante e radici e quello che trovo’ di commestibile, aiutato da una guida che acquisto’, credo a Fairbanks dove vivo, sulla fauna e flora locale.

A luglio dello stesso anno decise di tornare alla civiltà, dopo il suo periodo di solitudine.

La felicita’ non e’ reale se non e’ condivisa, disse.

Ma dopo aver camminato per due giorni, il fiume che aveva attraversato senza troppe difficoltà al suo arrivo era in piena a causa del disgelo dei ghiacciai per cui impossibile da riattraversare e fu costretto a ritornare indietro.

Chris fu trovato morto all’interno dell’autobus nel settembre del 1992 da due cacciatori che ne scoprirono il corpo a circa due settimane dal decesso: la versione ufficiale è che sarebbe morto di fame, ma altre possibili cause sono il freddo o l’aver accidentalmente ingerito i frutti di una pianta velenosa. Insieme al corpo furono ritrovati anche I suoi averi tra cui una macchina fotografica ed il suo diario dove raccontava la sua storia di viaggio, i suoi pensieri e come aveva vissuto i suoi ultimi giorni.

Molti di voi avranno sicuramente letto il libro o visto il film, questo e’ il trailer.

Il “non-famoso magic bus”

Questo invece e’ il “non-famoso magic bus”, non l’originale dove Christopher McCandless ha passato gli ultimi suoi giorni della sua avventura, ma proprio quello usato nel film Into the wild. Si trova ad Healy nella 49th State Brewery proprio sulla Parks Highway vicino all’entrata del Denali National Park tra Anchorage e Fairbanks.

Quello originale si trova ancora nello Stampede trail, ma per arrivarci ci vogliono 2 giorni di hiking in mezzo alla foresta e l’attraversamento a piedi di due fiumi, uno dei quali molto pericoloso… cosi gli abitanti di Healy, per scoraggiare i turisti poco esperti (ma anche quelli esperti) ad intraprendere questo pericolosissimo percorso e il dover chiamare i continui soccorsi, hanno deciso di mettere quello che hanno usato nel film in posizione più facile da raggiungere.

Questo, pur non essendo l’ originale, vale comunque una visita, se si e’ di passaggio da queste parti.

Esistono molte correnti di pensiero sulla vita di questo giovane ragazzo. Molte persone credono che abbia fatto qualcosa di straordinario con il suo spirito di indipendenza e ribellione nel trovare la sua strada a tutti i costi – facili o mortali che siano. Altre persone credono che abbia fatto un gesto estremamente stupido e che si sia incamminato in un percorso fuori dalla sua portata e senza preparazione alla ricerca del nulla.

Io credo che il suo gesto sia stato si’ poco intelligente, ma anche molto coraggioso e che, forse, se avesse avuto una conoscenza più approfondita di questo immenso e straordinario territorio, estremamente pericoloso ed estremo, sarebbe sopravvissuto e lo avrebbe portato con se’ come esperienza di crescita.

Francesca, Il sole di mezzanotte e Fra_Laska

Una risposta a "Into the wild e il non-famoso magic bus dell’Alaska"

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  1. Quello che mi ha colpito più di ogni altra cosa è il motivo che ha spinto questo ragazzo a lasciare tutto e tutti e vivere in solitudine. La sorella ha cercato di spiegarlo nel suo libro. È una storia molto triste e per giunta finita tragicamente. Non andrò mai a vedere questo bus, ma credo che trovarvisi all’interno, seppur ricostruito, faccia davvero una brutta sensazione. Ho un figlio più o meno di quell’età e saperlo lì dentro mi spezzerebbe il cuore.

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